Bellezza e spiritualità

Buon Giorno amiche e amici! Continuiamo a percorrere insieme (per ora solo virtualmente) le strade della nostra città per scoprire il patrimonio storico e artistico. Oggi presento tre opere che uniscono devozione e bellezza. Resistiamo in casa! Sarà lunga ma ce la faremo! Buona domenica!

All’origine della storia artistica nella nostra città ci sono tre pregevoli opere d’arte che rappresentano lo stesso soggetto: La Madonna che porge una pera al Bambin Gesù.

La tavola più antica (cm. 138 x 85,5), datata 1347 e firmata PAULUS DE VENECIIS, appartiene alla maturità artistica di Paolo Veneziano, il più importante pittore veneto del secolo XIV°, alle origini della grande tradizione pittorica veneziana.

Un tempo nella Chiesa di Carpineta, nelle vicinanze di Cesena, è ora conservata nel Museo della Cattedrale, dove è anche una versione in braille per i non vedenti.

La scena, di grande raffinatezza (splendido il mantello di Maria), risente di moduli bizantini (il fondo d’oro) ma è già impostata secondo uno stile più moderno, come denota la profondità prospettica creata dal trono su cui si muovono piccoli Angeli

Notevole è la grazia del volto e del gesto di Maria che, mentre porge il frutto al Bambino, rivolge lo sguardo allo spettatore come per coinvolgerlo nella sacra rappresentazione.

Indossa il tradizionale abito rosso che allude al sacrificio di Gesù ed un elegante mantello blu che è come un cielo stellato di speranza.

Un capolavoro fortunatamente sopravvissuto al Sacco dei Bretoni che devastò la città nel 1377.

Anche nell’altra tavola di più ridotte dimensioni (cm. 48 x 42) conservata in Pinacoteca, se pur di qualche decennio posteriore, troviamo il fondo dorato della tradizione bizantina ma le figure hanno una più definita fisicità.

Il formato ridotto e la preziosità della fattura fanno pensare, come probabile destinazione, alla devozione domestica di una persona ricca.

E’ attribuita a Bitino da Faenza, la cui presenza è documentata a Rimini tra 1398 e 1427.

Entrambe le opere trasmettono un senso di raffinata spiritualità, adeguata al tema del dono della pera che allude all’amore per l’umanità che Maria trasmette a Gesù il quale, per questo amore, affronterà il martirio. 

Il frutto succoso simboleggia la dolcezza di Maria, la cui natività viene collocata l’8 settembre, in coincidenza con il periodo in cui le pere vengono a maturazione.

Il soggetto della Madonna della pera ebbe una notevole diffusione nel Medio Evo e venne raffigurato da grandi maestri come Giovanni Bellini e Albrecht Durer ma sembra particolarmente amato nel territorio cesenate, come dimostra anche la presenza in Pinacoteca di un affresco staccato in cui vediamo, seduta su un trono ornato di decorazioni geometriche, una Madonna dal volto di un bell’ovale che porge una pera al Bambino e osserva con sguardo penetrante lo spettatore.

Il dipinto venne rinvenuto nel 1871, in condizioni di degrado, nel convento di San Francesco ed è attribuito al c.d “Maestro di Castrocaro” (prima metà del secolo XV°).

Tre opere di notevole qualità, portatrici di un significato simbolico e, forse anche, di un ulteriore messaggio oltre a quello religioso, un messaggio rivolto alle generazioni future.   

Quasi che i nostri antenati avessero chiara e volessero trasmettere nei secoli futuri la missione della nostra terra: coniugare natura e arte, fisicità e spiritualità, prodotti della terra e bellezza, lavoro e cultura.   

Una missione ancora attuale.

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