Cesena città d’acque

Buon giorno amiche e amici! Oggi vi propongo una Cesena che non c’è più, in attesa di rivedere insieme quella di oggi. Stiamo a casa e resistiamo! Buona giornata, a presto!

Oggi non ce rendiamo conto ma, fino a meno di cent’anni fa, il centro di Cesena era molto diverso da come ora appare.

La vita e l’immagine della città erano profondamente legate all’acqua: non tanto a quella del fiume Savio che le bagna il fianco, come scrive Dante quanto piuttosto a quella del torrente Cesuola che attraversava il cuore antico di Cesena.

Scendendo dalle colline intorno a Diolaguardia entrava in città passando sotto la complessa architettura della Portaccia di Sant’Agostino.

Si insinuava tra le case, costeggiava la piazza principale, usciva dalle mura che poi lambiva per un tratto ora interrato sotto i giardini di Serravalle per sfociare infine nel Savio.

Una delle ipotesi sull’origine del nome “Cesena” lo collega proprio a quello del corso d’acqua che è stato per secoli risorsa importante ma anche maledizione per i cesenati.

Le frequenti esondazioni provocavano ingenti danni (particolarmente tragica quella del 10 luglio 1525 che diede origine al componimento poetico del frate Cornelio Guasconi) e l’acqua era una tentazione per i disperati che volevano farla finita, come narra Oriana Fallaci nel romanzo “Un cappello pieno di ciliegie”.

Il Cesuola era anche fonte di energia e di prosperità economica, consentendo lo sviluppo di attività economiche come quelle legate ai mulini di cui muoveva le imponenti macine.

Uno di essi, in precarie condizioni, è ancora visibile nella zona dei giardini di Serravalle.

Nella stessa area sorse il macello che usufruì del torrente come canale di scarico.

Il torrente era una specie di grande fogna a cielo aperto che raccoglieva immondizie e liquami ma creava anche scorci di grande suggestione.

Possiamo rendercene conto guardando due quadri del pittore Giordano Severi conservati nella Pinacoteca comunale.

La prima tela (cm.75×60) rappresenta il tratto del Cesuola nella parte iniziale dentro la città, all’incirca l’odierna via Caporali.

Le fa da pendant un’altra tela (cm.72×55) che raffigura lo stesso tratto durante lavori che, forse, preludono alla copertura stessa del Cesuola la cui prima fase venne realizzata tra il 1932 e il ’34 mentre negli anni ’60 si provvide a ricoprire l’intero corso.

Le tele di Giordano Severi sono pregevoli sul piano estetico e come testimonianza storica che aiuta a capire il volto della città prima dei grandi cambiamenti del secolo scorso determinati da esigenze igieniche e dalla necessità di adeguare il reticolo stradale alla moderna motorizzazione.

Giordano Severi (Cesena 1881- Recife 1957) si è dedicato soprattutto a dipingere soggetti popolari e paesaggi romagnoli.

Di grande interesse è l’ampia serie dedicata ai Castelli e Rocche di Romagna e Montefeltro ora conservata al Museo Etnografico di Forlì.

Nel 1951 si trasferì in Brasile dove insegnò all’Università di Recife, continuando a dipingere con successo anche come ritrattista.

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