Edoardo Fabbri ed Eugenio Valzania

Ringrazio CESENA DI UNA VOLTA o meglio, i suoi amministratori, per ospitare le mie digressioni storiche. E sempre grazie all’ospitalità concessami vorrei presentare alcuni dei PERSONAGGI FAMOSI che direttamente o indirettamente hanno avuto a che fare o con l’amministrazione comunale cesenate o con le vicende politiche locali a partire dai moti rivoluzionari del’800. Questa raccolta di immagini, delle quali ne “somministreremo” un paio alla volta, sono le foto dei ritratti dei personaggi che presenteremo, realizzata al termine della mia “Storia a Fumetti di Cesena Rimini, Ravenna e Forlì. Dalle Origini all’Unità d’Italia”, realizzati con l’intento di completare la storia a fumetti con altro metodo di rappresentazione. Ho realizzato questi ritratti servendomi di vecchie foto dei personaggi (non certo vecchie quando si trattò di fare il ritratto ai sindaci della nostra contemporaneità) o foto di ritratti degli stessi. Sono stati esposti nel 2000 nel salone comunale e in seguito, dopo aver chiesto all’allora Sindaco Giordano Conti, se l’amministrazione avesse avuto piacere di riceverli in dono, già incorniciati, dopo aver accettato il dono, ritenendolo interessante, sono andati a finire in qualche magazzino comunale, dove giacciono ormai da ben 17 anni. In seguito, le immagini in questione, sono state pubblicate, un personaggio a settimana, sulla Voce di Romagna grazie all’interessamento della Giornalista Elide Giordani e che ringrazio ancora per la stima mostratami. Ora li ri-presento a chi non conosce questi personaggi o li ha sentiti appena nominare, affinché, grazie a questo sito, possano arricchire, chi avrà la pazienza di leggere e vedere, la loro conoscenza della storia locale.
Antonio Dal Muto

 

Eduardo Fabbri
13 ottobre 1778 – 7 settembre 1853

fabbri

Appartenne alla famiglia aristocratica dei Conti Fabbri e in suo padre, Mario Antonio, ebbe un valido esempio di impegno politico in ambito liberale. Ancora adolescente frequentò il Collegio Romano retto dai Gesuiti, la cui sede viene indicata come probabile in Viale Mazzoni 43. Successivamente continuò gli studi presso il Collegio degli Scolopi ad Urbino. Si distinse, in età giovanile, per la sua lotta contro l’Armata napoleonica insiediatasi nelle Romagne e anche a Cesena. Fu questo il periodo in cui le idee unitarie si fecero più forti. Divenne membro della Massoneria, molto in voga in quei tempi ( e anche ora con presupposti forse non più così costruttivi come allora) finendo per diventare inevitabilmente membro anche della Carboneria cesenate. Cosicchè, per i suoi trascorsi rivoluzionari, una volta restaurata l’amministrazione pontifiucia sulle terre romagnole, Fabbri venne condannato al carcere a vita, girando i vari penitenziari delo Stato Pontificio e poi inviato nelle carceri pontificie di Ancona dove rimase fino al 1831, poiché riottenne la libertà in seguito ai moti emiliani di quell’anno.
La sua carriera politica continuò da uomo libero sotto i vari governi che si alternarono, come quello di Gioacchino Murat; venne poi sfiduciato da papa gregori XVI° ma riabilitato sotto papa Pio IX° ( era sempre figlio di una famiglia nobile!) dal quale ricevette incarichi di responsabilità. Ma, dopo i drammatici eventi che videro la fuga del papa a Gaeta, protettorato dei Borboni, Fabbri ritornò a Cesena. Entrò nella sfera amministrativa locale, presenziando, per esempio, e alla posa della prima pietra del Teatro Comunale, ora Bonci, il 15 agosto del 1843 e alla sua inaugurazione nel 1846.
Eduardo Fabbri fu anche un valido romanziere, scrisse drammi come “La Francesca da Rimini”; “ I Trenta Tiranni” e “I Cesenati del 1377”. Ma lasciò anche scritta una memoria dei suoi anni trascorsi in carcere: “Sei anni e due mesi della mia vita”.

 

Eugenio Valzania
12 dicembre 1821 – 13 febbraio 1889

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Romagnolo dal temperamento assai sanguigno tale da far ricordare il capitolo “Sangue Romagnolo” scritto nel Libro Cuore da Edmondo De Amicis quindici anni dopo l’annessione di Roma al Regno unito (1871), dove sbucciare una mela con l’uso del coltello era forse la cosa più rara dell’epoca: serviva molto di più per scopi politici!
Valzania non si trasse mai indietro quando c’era da combattere: si distinse nella spedizione di Sapri al seguito di Carlo Pisacane; in seguito entrò nei garibaldini ottenendo il grado di Colonnello. A Cesena era conosciuto come “Palanchino”, perché amava indossare frequentemente una camicia con foggia polacca, ma per la sua abilità a sfuggire alle retate della polizia austriaca e papalina, si guadagnò il soprannome di “Primula rossa”; San Marino e il Ganducato di Toscana divennero i luoghi più sicuri per rifugiarsi. Con la fine del Governo Pontificio nelle Romagne, 1860, il Valzania uscì allo scoperto per dedicarsi attivamente alla politica, aderendo a quei movimenti politici chiamati Movimenti di Mutuo Soccorso, che ben presto si trasformarono in partito Anarchico, o Repubblicano o Socialista, entrando in collisione con altri esponenti locali come Federico Comandini, animò la piazza cesenate. Era il periodo in cui la lama del coltello brillava di notte lasciando a terra i cadaveri di chi non la pensava conformemente o con quello o con quell’altro principio politico. Coerente con i principi repubblicani mazziniani che prevedevano la nascita di una Repubblica Costituzionale lontano da corone e sangue blu, Valzania rifiutò la carica da Senatore nel neonato Parlamento del Regno d’Italia. Ma rimase il rispettabile capo del Quartiere esterno di Porta Romana, ora porta Santi, ma anche Porta Valzania.

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