Gino Barbieri

Autoritratto1

di Franco Spazzoli

Mano a mano che gli Austriaci salivano, con una furia indiavolata (forse erano ubriachi) li stendiamo a pochi passi da noi. Formiamo quasi una trincea di morti. Gino gridava con la sua voce tenorile: “Avanti vigliacchi se avete cuore!” … La mischia impari durò dalle 19 del 16 alle 2 del 17. Verso la mezzanotte Gino era sempre accanto a me. Il lungo sparare fucilate ci bruciava le mani. Io ho ancora la destra tutta spelacchiata. Quattro assalti furibondi sferrarono i nemici. E tutti s’infransero contro il valore della nostra Brigata… Gino ed io ci cacciammo colle baionette nel più folto della mischia. Gli austriaci si lasciavano sgozzare ma non cedevano di un palmo. Verso l’una del 17, quando già mettevamo piede nella trincea riconquistata, Gino si abbattè al suolo fulminato da una pallottola.

Così, nella testimonianza dell’amico tenente Michele Campana, moriva combattendo eroicamente sulla cima del Monte Zomo, piccola altura dell’altopiano di Asiago, il nostro concittadino Gino Barbieri, eccellente pittore e incisore. Erano le prime ore del 17 novembre 1917 nove giorni prima del suo trentaduesimo compleanno.Il corpo andò disperso e nessuna lapide oggi lo ricorda.

Giovanni Luigi “Gino” Barbieri era nato a Cesena il 26 novembre 1885, in un appartamento del palazzo di viale Mazzoni, quello noto come “Palazzo dell’Università” e contrassegnato dal bel portale rinascimentale sormontato da due fantastici animali marini. Conseguito il diploma magistrale a Forlimpopoli, aveva rinunciato alla nomina a maestro e ad uno stipendio sicuro per frequentare l’Accademia di Belle Arti di Firenze, affrontando una vita povera e scapigliata in cui (come scrive Campana) novantanove su cento nelle tasche di lui c’è il nero più fitto, senza neppure la scialba luce di una stella o di nichello o di argento. L’amore per l’arte era superiore a qualsiasi difficoltà. Barbieri fu un artista poliedrico, capace di raggiungere eccellenti risultati nella pittura ad olio, nel pastello, nell’affresco e, soprattutto, nella xilografia, l’arte di produrre immagini incidendo tavolette di legno. Una tecnica insieme artigianale e complessa, sobria ed elegante a cui era stato iniziato dal maestro Adolfo de Carolis, raffinato illustratore dei libri di D’Annunzio e Pascoli. De Carolis volle Barbieri con sè nella realizzazione degli affreschi del Palazzo del Podestà di Bologna e nella collaborazione con “L’Eroica”, la rivista che si segnalava per la raffinatezza delle illustrazioni. Nella sua eclettica produzione possiamo trovare ritratti psicologicamente efficaci, autoritratti eleganti oppure bizzarri, nudi neomichelangioleschi e potenti scene religiose oppure altre di una sensualità barbarica, immagini malinconiche o grottesche, simboliche o fortemente realistiche.Questa molteplicità deriva dalla sua personalità inquieta e complessa: forte e ingenua, generosa e bizzarra, passionale e tranquilla, serena e ribelle, malinconica e sensuale.

Fotografia di Gino Barbieri

L’amico Campana, che gli fu accanto negli anni fiorentini e nell’ultima battaglia, così lo descrive: Nel suo aspetto c’è gran parte della sua anima e della sua opera. Forse è per questo che egli nelle xilografie, o nelle acqueforti, o nei dipinti ad olio o nei pastelli, si esercita con compiacenza al suo autoritratto. Occhi ha vivissimi, volto lungo e aristocratico… tutta la persona sottile e alta… Io ci vedo l’immagine del nostro mare Adriatico. E’ sereno e lucente e tranquillo più che ogni altro mare del mondo. Ma guai se per entro vi s’abbattono i rabbuffi del garbino!

Uno spirito libero ma profondamente buono, come scrisse la sorella Maria in una lettera a D’Annunzio.Allo scoppio della prima guerra mondiale, Barbieri fu interventista, come Renato Serra e tanti altri intellettuali e, grazie all’amicizia con D’Annunzio (straordinari i due ritratti del poeta realizzati a disegno e xilografia), venne assegnato al suo stesso reggimento, i famosi “Lupi di Toscana”.Nelle pause del servizio Barbieri intagliava xilografie che rappresentano, con grande efficacia, momenti della vita militare, uno straordinario “diario di guerra”. Con il procedere dell’esperienza della trincea, tuttavia, la visione sulla vita militare muta radicalmente, seguendo un percorso simile a quello compiuto due anni prima da Serra: dall’entusiasmo del volontario alla consapevolezza della tragedia di quell'”inutile strage”.E anche il suo stile lascia l’eleganza precedente per diventare sobrio, forte ed espressivo.

Barbieri Fanti Occhi

Michele Campana riporta le parole scambiate con Barbieri prima dell’ultima battaglia allorchè l’amico gli aveva confidato: Se avrò vita non dipingerò che gli occhi! Li hai osservati gli occhi di coloro che tornano dalle battaglie? Di coloro che videro così da vicino la morte? C’è tutto un poema di dolore: io vedo dentro essi le anime: perchè soltanto le anime sorvivono a questa tragedia che strazia le carni: solo le anime sono la nostra potenza…

Parole che rivelano una sensibilità fuori del comune e una capacità introspettiva che, unita all’abilità tecnica sempre più affinata dall’intenso lavoro di intaglio, avrebbero confermato Barbieri come uno dei maggiori artisti del ‘900 italiano ed europeo se una pallottola nemica non ne avesse interrotto troppo presto la vita e l’arte. Una personalità generosa e un artista di grande qualità che ci ha lasciato un patrimonio di bellezza e idealità ancora attuale a cent’anni dalla sua morte prematura.

Lussuria Autoritratto

Nel centenario della morte è prevista una serie di iniziative per ricordare Gino Barbieri.

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Cesena organizza una mostra di xilografie nella Sala San Giorgo della Biblioteca Malatestiana inaugurata sabato 4 novembre, ore 17,00 terminerà domenica 3 dicembre. La mostra è curata da Orlando Piraccini, con la collaborazione di Franco Spazzoli e Benedetta Venturi e l’organizzazione di Maria Chiara Magalotti e Patrizia Rossi. Nello stesso periodo, alcune pregevoli tele saranno visibili nella sede della Cassa di Risparmio.

L’Associazione Auser organizza due visite “animate” a Casa Serra (max 25 persone per turno con prenotazione obbligatoria) nel pomeriggio di domenica 26 novembre (ore 15,30 e 17,00) in cui i giovani attori del gruppo teatrale Auser faranno rivivere momenti e personaggi della vita di Serra.

Infine, a conclusione delle mostre, una visita guidata da Franco Spazzoli (max. 25 persone con prenotazione obbligatoria) in programma per sabato 2 dicembre, ore 16,00.

In occasione della ricorrenza Franco Spazzoli ha curato la pubblicazione del libro intitolato “Gino Barbieri artista in trincea”  che contiene uno scritto inedito di Giannetto Malmerendi su Barbieri e l’arte della xilografia, rinvenuto tra le carte di Cino Pedrelli.

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