Il Cimitero, un museo “a cielo aperto” – parte 1°

Buon giorno care amiche e cari amici! Oggi e domani intendo guidarVi in un luogo in cui sono i nostri cari che ci hanno lasciato ma anche molta parte della Bellezza e della Memoria della nostra città. Da alcuni anni, ai primi di maggio, conduco visite guidate al Cimitero monumentale per l’Associazione Auser e il Comune. Quest’anno non sarà possibile, per cui sostituisco la visita reale, per il momento, con questa virtuale:

Visitare la parte antica del Cimitero di Cesena, camminare sotto gli alti porticati su cui si aprono le cappelle delle famiglie eminenti è come passeggiare in un museo “a cielo aperto” che ci offre l’occasione per ammirare pregevoli opere d’arte e rievocare personaggi e avvenimenti importanti nella storia della nostra città.

I Cimiteri, come li conosciamo ora, nascono ai primi dell’Ottocento, dopo che Napoleone, con l’editto di Saint Cloud (1804), aveva imposto la collocazione delle tombe fuori delle città e in un’unica struttura, al fine di tutelare la salute pubblica e ridurre le distanze sociali nella costruzione dei sepolcri (ricordate il carme “Dei Sepolcri” di Foscolo?).

Il provvedimento del Governatore di Cesena (22 aprile 1813) stabiliva la collocazione nel luogo dove prima sorgeva la Chiesa di Santa Croce ed elencava tutta una serie di disposizioni sulla struttura, il personale addetto, le tombe ecc.

Il Campo venne benedetto da mons. Giuliano Mami, Vicario della Diocesi, il 2 maggio.

La prima sepoltura, del 5 maggio 1813, fu di un certo Sante Zoli.

All’inizio ci furono proteste per il luogo malsano e acquitrinoso, le modalità di sepoltura, la promiscuità di uomini e donne d’ogni sesso, stato ed età.

Alla progettazione lavorarono i maggiori architetti cesenati dei primi anni dell’Ottocento.

Una lapide posta alla congiunzione dei due porticati ci informa che il Cimitero “ammirato per il sereno abbraccio del porticato elittico e la sacralità del quadrilatero è dovuto all’arch. B. Barbieri” e che il 26 agosto 1815 vennero scelti i seguenti progetti: “la chiesa con porticato dell’architetto G.Bertozzi, il loggiato dell’arch. B.Barbieri, la mura con pilastrata di ordine dorico dell’ing.C. Brunelli. La posa della prima pietra il 6 maggio 1816”.

Nella primavera del 1816 cominciarono ad essere costruite la Chiesa, i porticati, le cappelle.

Più recente (1957) è la realizzazione della nuova facciata, sobria e lineare, su progetto degli architetti Saul Bravetti e Ilario Fioravanti al quale si devono i due gruppi di statue ai lati dell’ingresso e due dipinti all’interno.

Il grande cancello in ferro battuto con foglie di palma orizzontali è opera di Mario Morigi, autore anche delle formelle sul muro esterno che raffigurano episodi del Vecchio e Nuovo Testamento.

L’Arte accoglie, dunque, il visitatore fin dall’ingresso e lo accompagna nel percorso lungo tutta la teoria delle cappelle.

E’ il caso delle graziose decorazioni liberty sulle pareti della cappella Gasperoni – Salberini o dell’elegante cancello in bronzo della cappella Serra, ornato di rose care a Renato che una ne piantò, e ancora è viva, nel giardino della sua casa di viale Carducci.

O, anche, degli affreschi con immagini inerenti la Resurrezione dipinti dal marchese Costantino Guidi nella cappella di famiglia… ma è soprattutto nel campo della scultura che il nostro Cimitero si segnala come la più vasta e importante collezione di opere dei maggiori artisti cesenati dell’Ottocento e Novecento.

In questo 1° capitolo presenterò alcune opere notevoli dello scultore cesenate Tullo Golfarelli (Cesena 1853 – Bologna 1928). 

La composizione (a mio parere) più potente e scenografica di tutto il Cimitero si trova nella cappella Bartoletti dove sono sepolti, insieme ai genitori, tre giovani morti nel corso della prima guerra mondiale: Pietro (medaglia d’argento al valor militare), Antonio ed Enea.

Imponente e complessa nell’insieme e accurata nei particolari, è costituita da una grande statua in bronzo che raffigura il Tempo (1898) che incombe su chi guarda e sembra volerlo ghermire con la lunga falce arcuata.

La possente figura del muscoloso vecchio seminudo si erge sopra un globo di marmo attorno a cui ruota una spirale di anime che richiama la schiera dei Lussuriosi incontrati da Dante nel canto V dell’Inferno.

In basso, assopita sopra una bara, una nobile figura di donna che simboleggia la Terra.

La scultura venne celebrata anche da Giovanni Pascoli con parole di grande apprezzamento per quello che definì un “vero grande poeta”.

Golfarelli creò altre notevoli opere per il nostro Cimitero, tra cui la tomba della sua stessa famiglia.

Bello è anche il rilievo con il “Buon Pastore” per la tomba Ricci (1903) , di grande eleganza sono i due “Angeli che spargono fiori” nella tomba delle sorelle Bartoletti e molto efficace il bassorilievo con la “Madre che affida il figlio ammalato alla Medicina” nel monumento funebre realizzato con pubblica sottoscrizione per rendere omaggio alla vasta attività benefica del medico Robusto Mori, allievo del medico e scienziato Maurizio Bufalini a cui successe come primario dell’Ospedale, adoperandosi per migliorare le condizioni igieniche della città e per iniziative a favore dei poveri, soprattutto bambini.

Il bassorilievo ricorda simbolicamente l’azione umanitaria del Mori: una madre disperata affida il figlio magro e debole alla Medicina mentre, dietro a loro, assiste alla scena una figura femminile che simboleggia la Filantropia.

Il forte “realismo di stampo sociale” (Pascoli) che caratterizza la figura della madre e del bambino malato si accompagna all’eleganza dello stile liberty nella figura della Filantropia.

Eguale coesistenza di narrazione efficacemente realistica e raffigurazione ideale troviamo in un’altra notevole scultura che orna la tomba di Pietro Roverella e della moglie Maria Bertaccini ed ne esprime simbolicamente l’importante attività benefica.

Si tratta del bellissimo “Angelo della Carità” (1889) che sostiene un vecchio in miseria. 

La figura del vecchio che stenta a reggersi in piedi è di grande effetto, così come il bellissimo Angelo, ancora una volta rappresentato con celestiali fattezze femminili.

Pascoli disse, a proposito di questa scultura, che Golfarelli “ha scolpito l’Umanità nella figura d’un uomo curvo e cadente che va sorretto dall’angelo… dell’Ideale”.

La bellezza dell’Arte aiuta a trasmettere ai posteri il ricordo degli uomini che hanno dedicato il loro impegno nel migliorare le condizioni di vita dei loro concittadini.

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