Il Cimitero, un museo “a cielo aperto” – parte 2°

Care amiche e cari amici, tantissimi Auguri di Buona Pasqua! Una Pasqua diversa, reclusa, triste, per molti solitaria… Resistiamo e speriamo che, fra non molto, tutto questo sia solo un ricordo. Intanto oggi completiamo la passeggiata iniziata ieri:

Incontriamo subito alcune opere di un altro importante scultore cesenate, Mauro Benini.

È suo il monumento funebre in ricordo del conte Antonio Aldini “vittima di morte violenta”, ucciso a colpi di pistola in una via del centro nell’agosto del 1874, probabilmente per motivi politici.

Aveva solo 35 anni e doveva essere consapevole di essere in pericolo perché aveva già fatto testamento in favore dei domestici e dei poveri della città e il suo lascito incrementò la disponibilità assistenziale delle istituzioni cittadine.

Mauro Benini è autore di altre opere di grande qualità come la struggente figura di giovane in lacrime che rappresenta il “Genio del dolore” nella tomba dedicata a Pietro Pasolini Zanelli (colui che lasciò al nipote Pietro la villa che conosciamo come Villa Silvia di cui parleremo domani) e la bella statua femminile che simboleggia l'”Agricoltura” nella tomba della famiglia Genocchi.

Il busto del cavalier Vincenzo Genocchi è di un altro importante artista cesenate, Paolo Grilli a cui si deve il maggior numero dei busti presenti in Cimitero.

Non mancherà di colpire lo spettatore, per la sua grazia che reca qualcosa di sensuale, l’elegante statua del “Genio della Pace” nella cappella Nori, opera del fiorentino Cesare Zocchi, artefice anche di uno dei monumenti più importanti della città, la statua di Maurizio Bufalini.

Per quel monumento il Comune bandì un concorso che, dopo una prima selezione, portò ad una specie di “spareggio” tra il progetto di Benini e quello di Zocchi che, alla fine, prevalse e venne scelto per realizzare la statua che ancora vediamo di fronte alla Biblioteca Malatestiana.

Singolare è il fatto che, nella cappella Battistini, troviamo una accanto all’altra due opere degli artisti tra loro concorrenti: il busto di Pio, esponente socialista assassinato in via Zeffirino Re, eseguito dal Benini e il busto di Giacomo, realizzato dallo Zocchi.

Del turbolento tempo delle battaglie risorgimentali ci parla, invece, il busto dell’ufficiale garibaldino Tommaso Risso, modellato dallo scultore genovese Santo Saccomanno.

Il Risso, eroico combattente per la libertà caro a Garibaldi, venne ucciso da un altro garibaldino, il capitano Paolo Ramorino, nel corso di un singolare duello al fucile che ebbe luogo a mezzogiorno del 9 dicembre 1848 sulle pendici del Monte Spaziano, in località Gessi. Sopra il busto, una lapide ricorda l’invito di Garibaldi ai Cesenati ad onorare la memoria di Tommaso Risso.

Molto bello è il rilievo della Tomba Vecchi che rappresenta “Gesù e il paralitico”, opera di Gaetano Lombardini (Santarcangelo, 1801-1869), allievo di Canova.

Di altro genere sono le memorie che suggerisce la cappella dove è sepolto Renato Serra con i suoi famigliari: l’amatissima madre Rachele Favini, la sorella Maria Pia, morta prematuramente di parto, il padre Pio, medico, travolto dal vagone a cui s’era impigliata la capparella mentre lui saltava giù dal treno.

Degna di nota è anche la tomba (una delle più antiche del Cimitero) dedicata da Sebastiano Righi all’amata moglie Antonia Fabbri in cui sono incastonati due putti di epoca malatestiana che prima si trovavano nella Chiesa delle monache di Santa Caterina.

Nell’epigrafe latina il Righi afferma di aver modellato il busto della moglie “statuariae nescius sed amore scalprum ducente” (“ignaro di scultura ma grazie all’amore che guidava lo scalpello”) che è una bella testimonianza di amore.

Altra statua di notevole qualità è la “Pietà” scolpita per la tomba Damerini dal cesenate Ettore Lotti.

Una bella frase ci mostra il cippo del motociclista Enrico Lorenzetti, campione del mondo nel 1952 (sepolto nello spazio verde in cui si trovano anche le tombe di altri campioni: Alano Montanari e Paolo Tordi): “Se in curva ti senti troppo sicuro vuol dire che vai troppo piano Se senti un brivido vuol dire che vai troppo forte”, invito a trovare il giusto ritmo nella corsa e, forse, anche nella vita, evitando l’inerte lentezza e l’eccessiva e pericolosa esuberanza.

Struggenti le parole d’amore incise per volere della moglie Jela sulla tomba del tenente colonnello Neno Marioni: “L’alba di ogni giorno ti porti il mio bacio.”

Tanti altri sarebbero i monumenti funebri degni di menzione per la qualità artistica o per l’importanza dei defunti a cui sono dedicati.

Un luogo, dunque, il nostro Cimitero, che non solo racchiude affetti privati ma contiene e conserva molta parte della Memoria e Bellezza della nostra città.

In considerazione dell’odierna giornata di Pasqua, una Pasqua particolarmente difficile, voglio terminare questa panoramica presentandovi (con la speranza che sia di buon auspicio) l’immagine del “Cristo risorto” realizzata in ceramica dall’artista Giannetto Malmerendi.

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