Il Ponte Vecchio

Buon giorno care amiche e cari amici! Ancora resistiamo! Dopo la passeggiata di ieri (per ora solo virtuale) lungo le vie e dentro alcuni palazzi della nostra città, oggi ci spingiamo (con l’immaginazione) fuori dal centro, per ammirare uno dei tre monumenti che, secondo la tradizione, caratterizzano Cesena (città del Fonte, del Monte, del Ponte):

“Ti piaceva di fermarti sul ponte che valica il Savio col grande ponte quasi romano; appoggiato al pacifico parapetto guardavi l’acqua poca e lenta passare laggiù tanto in basso… c’è la rocca dietro, a ridosso, con gli avanzi della vecchia murata, che coronano l’ultimo colle strapiombante sul fiume; tutto il bacino del Savio a monte e il piano aperto a valle fino al mare si dispongono intorno a questo centro naturale come in un quadro perfetto, dove ogni particolare ha il suo posto certo.”  Così Renato Serra descrive il Ponte Vecchio e il panorama ammirato dalla sua cima.

Il Ponte ha assunto il diffuso nome di Vecchio dopo la costruzione, nel 1914, del Ponte del Risorgimento e l’apertura di via Cesare Battisti (1921) che ha attirato il maggior volume di traffico da e verso Forlì.

Leggiamo su Wikipedia che “l’originario tracciato romano della via Emilia attraversava il fiume Savio con un ponte in legno che si trova più o meno nel luogo dell’attuale. Crollato e sempre ricostruito, il ponte romano venne infine sostituito da un ponte in pietra, edificato un po’ più a valle per volontà di Andrea Malatesta e poi completato sotto Novello. Nel corso del Cinquecento e del Seicento il ponte venne più volte danneggiato dal Savio in piena; nel 1684 avvenne il definitivo crollo, cui fece seguito la costruzione di un ponte in legno, che però crollò irrimediabilmente nel 1727”

Il nome originario è Ponte Clemente in onore del papa Clemente XII che promosse la sua costruzione, iniziata nel 1733 e terminata solo nel 1773, come si ricava dalle iscrizioni poste sui pilastri all’inizio del Ponte.

Alla progettazione e direzione dei lavori si dedicarono importanti architetti: Ferdinando Fuga, Luigi Vanvitelli, Domenico Cipriani, Pietro Carlo Borboni e Agostino Azzolini.

All’inizio del Ponte, da entrambe le parti, troviamo stemmi e lapidi dedicatorie a ricordo del cardinale Vitaliano Borromeo, legato pontificio nell’anno conclusivo della costruzione, di  papa PioVI, dei cardinali Neri Corsini e Pallavicini e dei due papi (singolarmente con lo stesso nome) sotto il cui pontificato il Ponte fu inziato (Clemente XII) e terminato (Clemente XIV). 

Caratteristica fondamentale della straordinaria opera è la solida base (platea) su cui poggiano i  possenti pilastri che sostengono le tre ampie arcate.

Una costruzione massiccia eppure maestosamente elegante e armonica nelle sue forme neoclassiche.

La platea ha reso più stabile il Ponte nei confronti delle piene del Savio, evitando i numerosi crolli avvenuti in passato.

Il danno più grave, infatti, non è venuto dall’intensità della corrente ma dall’esplosivo con cui, il 20 ottobre 1944, l’esercito tedesco in ritirata fece saltare l’arcata centrale, poi prontamente ricostruita.

Il Ponte Vecchio è uno dei monumenti più importanti e belli della città e, come era anche nelle parole di Serra, crea con il letto del fiume e le colline circostanti uno scenario di grande suggestione.

Ai piedi del Ponte, in direzione Forlì, all’angolo con via Savio, sorge un tabernacolo dedicato alla Beata Vergine della Brenzaglia (ho cercato inutilmente l’origine e il significato del nome Brenzaglia … qualcuno può aiutarmi?)

Il tabernacolo venne costruito nel 1962 nel luogo ove sorgeva una cappella settecentesca eretta con il materiale di risulta rimasto dopo la realizzazione del Ponte Vecchio, in ringraziamento alla Vergine per il buon esito della grande opera.

L’antica cappella venne distrutta durante gli intensi bombardamenti che, nel corso della seconda guerra mondiale, interessarono quell’area strategicamente importante proprio per la presenza del Ponte.

All’interno del tabernacolo troviamo un’immagine della Beata Vergine con il Bambino (con sullo sfondo l’inizio del Ponte e la collina), un altare e alcune lapidi che riportano i nomi di 75 vittime dei bombardamenti e degli eventi bellici del 1944.

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