La “Battaglia del Monte”

Buon giorno care amiche e cari amici! Gran bella giornata di sole ma resistiamo! Oggi Vi presento un’altra pagina importante della storia di Cesena:

È davvero singolare il fatto che Cesena, nonostante i tanti papi dati alla Chiesa (due cesenati, Pio VI Braschi e Pio VII Chiaramonti e due che erano stati vescovi di Cesena, vedi post n.24), abbia dovuto subire i più sanguinosi massacri da eserciti pontifici.

Il più terribile fu certamente il primo, quel “sacco dei Bretoni” del febbraio 1377 che vide le strade della città bagnate dal sangue di migliaia di cesenati sterminati dalle truppe fedeli al papa Gregorio XI e guidate dal cardinale Roberto da Ginevra e dal condottiero John Hawkwood (vedi post n.9).

Il secondo e più recente massacro risale al 20 gennaio 1832 in occasione di quella che è passata alla storia come la “Battaglia del Monte”, tra papalini e liberali, nel contesto dei primi moti risorgimentali.

Le forze in campo erano squilibrate.

I papalini, che avanzavano da Rimini e Cesenatico, potevano contare su 4.500 fanti, 500 cavalieri ed 8 cannoni, agli ordini del tenente colonnello Antonio Barbieri di Ferrara ma, soprattutto, del potente e “focoso” (citazione da Trovanelli, vedi post su Orintia Romagnoli) cardinale Giuseppe Albani. Si trattava in gran parte di mercenari, delinquenti affamati di saccheggio e violenza (come fu nel 1377 per i Bretoni). I liberali, guidati dal colonnello Pietro Landi di Forlì, erano circa 2.000, di cui oltre 300 cesenati, gli altri provenienti da Forlì, Imola, Ravenna e altre città dell’Emilia.

Disponevano di tre cannoni di cui solo uno in condizioni adeguate.

Erano in gran parte studenti universitari, intellettuali e professionisti, più ricchi di ideali che di esperienza militare.

Avrebbero potuto evitare il combattimento ma, con grande coraggio, affrontarono la prova, alzando il tricolore d’Italia e dislocandosi tra il Monte Spaziano (dove sorge l’Abbazia), Villa Neri e il colle del Palazzo del Diavolo. Le sorti della battaglia volsero presto in favore dei papalini. I liberali furono costretti ad una fuga precipitosa, a nascondersi in campagna o nelle case amiche della città o scappando da porta Fiume verso Forlì.

Alla vittoria seguì la rapina.

Nel suo opuscolo in occasione del 75° anniversario della battaglia, Nazareno Trovanelli denuncia “le scene selvagge che vi tennero dietro, le ladrerie, le violenze, i saccheggi e le uccisioni proditorie di cui si resero colpevoli le orde papali” che non risparmiarono uomini inermi, donne e bambini e depredarono persino il convento della Madonna del Monte e, in città, varie case e la Chiesa dei Servi.

Assicurato il controllo di Cesena, il vescovo Mons. Antonio Maria Cadolini si congratulò con le “gloriose” truppe vincitrici.

Dopo Cesena toccò a Forlì dove ci furono analoghe o ancor più gravi violenze.

Su queste imprese poco consone a soldati della Chiesa, pochi giorni dopo, il 5 febbraio, il grande poeta romano Gioacchino Belli componeva il sonetto “Le notizzie de l’uffisciali”  (Sonetti romaneschi vol.II) di cui riporto la seconda parte:

Disse er decan de la Contessa Pichi

Che l’esercito nostro papalino

Ha ffatto ppiù bbrodezze che li antichi    (più prodezze degli antichi romani)

Disce che uperto a ffir de cannoneggio  (aperto a cannonate)

Er paese de Bbraschi e Cchiaramonti

Ce fu na spizzicata de saccheggio        (alquanto saccheggio)

E cche ddoppo passati su li ponti (superato il Ponte Vecchio)

Ccuanno furo a Ffrollì fesceno peggio

Pe mmorti poi s’ha da tirà li conti

In un disegno di Carlo Mariani, conservato in Malatestiana, sono indicati gli schieramenti e in due ex voto della Basilica del Monte vediamo momenti drammatici della giornata: nel primo un ribelle sfugge ai papalini sul Colle Spaziano, con sullo sfondo la Basilica, nell’altro una donna, mentre sta chiudendo le imposte, viene sfiorata da una palla di cannone sparata dalle truppe papaline che, per entrare in città, dovettero abbattere la massiccia porta di Porta Santi, chiusa dai liberali in fuga per guadagnare un po’ di tempo.

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