La torre bizantina

Buon giorno amiche e amici e buona settimana! Speriamo sia la settimana in cui iniziamo a vedere un’inversione di tendenza nella diffusione del virus. Comunque, resistiamo! Oggi scopriamo insieme un misterioso edificio:

Un’antica torre nel cuore di Cesena, a pochi passi dal Duomo, eppure misteriosa e nascosta, così come la storia della città nell’epoca a cui la torre sembra risalire, intorno all’anno 1.000.

C’è chi ritiene l’edificio più recente ma, per quanto mi riguarda, propendo per la sua autenticità.

Sorge in un cortile privato tra la corte Dandini, uno dei luoghi suggestivi della città e via Strinati, nel reticolo di strade medievali tra il Duomo e la Rocca ma, essendo inglobata in alti edifici privati, è praticamente invisibile, tranne che per una porzione della cupola alzando lo sguardo da corte Dandini o, dall’alto, dal Convento dei Cappuccini.

La cosiddetta “torre bizantina” sarebbe, dunque, il più antico degli edifici esistenti in città ed è avvolta da edifici ed anche dal mistero sulla sua origine, quasi una metafora della bellezza della città tutta da scoprire.

Si tratta di una struttura cilindrica in mattoni a vista, resa più snella da nervature verticali e divisa in quattro sezioni da cordonature orizzontali, che si eleva su ambienti sotterranei con potenti volte a botte.

Le caratteristiche architettoniche richiamano importanti campanili di Ravenna come quelli delle Chiese di Sant’Apollinare in classe e di San Vitale.

La datazione ipotetica si potrebbe, quindi, collocare intorno all’anno mille.

A quel tempo Cesena era una piccola comunità raccolta soprattutto sul monte Garampo.

L’economia era prevalentemente fondata sull’agricoltura.

Erano lontani i tempi del glorioso governo di Roma che aveva conquistato il territorio battendo i Galli e aveva creato straordinarie opere come la “centuriazione” e la via Emilia, grande strada di eserciti e commerci.

Entrato in crisi l’impero romano e subentrati i regni barbarici, Cesena entrò nell’orbita della vicina Ravenna, potenza sopravvissuta al declino di Roma.  

In città mancava una classe dirigente capace di assicurare un efficace governo che, perciò, era gestito da un’istituzione esterna come il vescovo-esarca di Ravenna.

Un’influenza politica che si ampliava anche all’architettura, come la torre dimostrerebbe.

L’origine e la funzione sono ignote anche perché l’edificio è stato in genere ignorato dagli storici e dagli estensori delle guide della città, strana dimenticanza vista l’importanza storico-architettonica della struttura.

La conformazione fa pensare al campanile di una chiesa oppure a funzioni di difesa ed osservatorio sulla pianura circostante. 

In epoca medievale pare sia stata il campanile della chiesa del convento delle Santine, dove c’era la “ruota dei bambini” a cui le madri abbandonavano i neonati indesiderati affinché venissero salvati dalle suore.

L’ingresso del convento era nell’attuale vicolo intitolato alla Madonna del Parto.

In epoca recente la torre è stata una dipendenza del vicino Bar Centrale, poi il degrado è aumentato ed  è stata solo nido di colombi, in condizioni tanto precarie da rischiare un crollo che avrebbe privato la città di uno dei monumenti più interessanti. 

Divenuta proprietà di una Società finanziaria che possiede l’intero stabile, è stata restaurata su progetto dell’architetto Massimo Rovereti, in collaborazione con la Sovrintendenza per i Beni Architettonici.

Un patrimonio storico-artistico fortunatamente salvo, pur se destinato ad un uso privato.

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