La Torre di guardia di Settecrociari

di Antonio Dal Muto

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Localizzazione della Torre

Sul territorio cesenate, esiste un manufatto dimenticato dai più o forse non conosciuto per nulla. Mi riferisco alla torre di guardia esistente poco sopra l’incrocio dei Settecrociari. Questo manufatto, inserito nella mia ”Storia a fumetti di Cesena, Rimini, Ravenna e Forlì. Dalle Origini all’Unità d’Italia” Volume Quarto, pagg 84-85. (Edizioni Ponte Vecchio. Anno 1998), è l’unico manufatto risalente, secondo il mio parere, al XIII secolo, esistente nel territorio, testimone del tempo in cui le guerre si facevano con la balestra. E non può essere un manufatto finto gotico come se ne fecero negli anni ’20-30 del ‘900, come la Chiesa di San Carlo, o quella ridosso dell’entrata della Rocca delle Caminate nel forlivese, o quella contigua all’Istituto Lugaresi a Cesena.

Tale manufatto appare essere perfettamente allineato con la Torre di San Mauro, (rifatta probabilmente in epoca malatestiana e le cui finestre presenti ora sono state ricavate in seguito, ma originariamente c’erano solo “fessure” dalle quali esporre le armi da fuoco), e con quest’ultima formava quell’allineamento di torri dedicate alla sorveglianza del territorio, in questo caso, sulla strada che entrava nel territorio bertironese. Nel XIII secolo Bertinoro, come Cesena, era un libero comune in un epoca in cui le varie realtà comunali si scontravano tra loro, spesso guerreggiando, per questioni di confini, quando ancora la regione romagnola era conosciuta come Romanìa o terra dei Romani.

4Facciamo qualche esempio: Anno 1216, Cesena si scontra con i Riminesi perché quest’ultimi avevano mire espansionistiche. Lo scontro avvenne presso il Monte delle Forche, situato dopo Montiano, lato collina, uscendo dalla porta malatestiana; i Cesenati furono sopraffatti grazie al tradimento dei Righizzi, famiglia cesenate di fede ghibellina. Nello stesso anno, i Cesenati si contraccambiarono il favore attaccando Santarcangelo con un esercito di Emiliani guidato dal podestà di Piacenza, Uberto, chiamato dai Cesenati. Senza contare il controllo che l’Imperatore Tedesco, Federico II di Svevia esercitava sulla Romanìa e che ribadì nel 1230, a Ravenna, in una Dieta o convegno, a cui parteciparono le fazioni ghibelline del tempo. Nel 1235, invece, a Brettinorio, o Bertinoro, si riuniranno i signori più in vista di Forlivi, Ravenna, Forumpopoli e Cervia, in una seduta voluta dal vescovo di Calisese, Tederico, per contrastare le mire espansionistiche dei Cesenati… Così andavano le cose. 5Tornando alla nostra torre, per la sua “fattura costruttiva” appare chiaro come le armi da fuoco non avessero ancora fatto il loro ingresso nella concezione difensiva: le ampie finestre, la base con la finestra a lunotto, destinata ad ospitare cavalli e una semplice scala interna di legno per andare ai piani superiori; era sufficiente chiudere le imposte, rinforzate da lamine di ferro imbullonate, per resistere agli attacchi di balestrieri, mentre dalla sommità partivano i segnali alle torri collegate per avvisare dell’attacco o dell’arrivo di truppe dal territorio confinante.3

Nel suo stato attuale la torre si presenta con la sommità resecata, intervento questo per dotarla di un tetto spiovente e fatto chissà quando; sul suo fianco sinistro, a differenza della fotografia scattata nel 1998, v’è l’edificio costruito attorno al 1700 e che ora è completamente collassato. Dietro la torre un edificio in cui abitarono i propietari del terreno. Sul lato destro della torre c’è un pozzo che potrebbe essere datato attorno al XV-XVI secolo.

Lo stato attuale della Torre

A questo punto, inutile sottolineare come la Torre abbia un suo evidente pregio storico-stilistico, ma, nonostante tutto, versa in condizioni precarie nel pieno disinteresse dalle sovrintendenza apposita a cui segnalai la sua presenza nel lontano 1998. Un manufatto che è destinato a deperire sempre più nel pieno disinteresse delle autorità.  E la scusa che la Torre sia all’interno di un’area privata è alquanto banale, poichè la stessa Sovrintendenza è sempre pronta a sanzionare e fermare lavori, se questi ledono la storicità di un edificio o manufatto privato. Meglio che crolli dunque? Lascio al lettore fare le debite riflessioni.

Antonio Dal Muto

Maestro d’Arte, Scrittore, Scenografo, Fumettista, Critico d’arte.

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2 Risposte

  1. Antonio ha detto:

    Qualche considerazione, solo guardando le foto. Mi pare evidente l’impianto malatestiano, sia per le linee che per la forma d’insieme, ma anche per il tipo di materiali utilizzati. Era sicuramente dotata di merli come si nota dalle tracce residue. Non è da escludere che sia sorta sulle fondamenta di qualcosa di più antico, non visibile anche a causa a del (quasi) certo imterramento attuale della base. L’uso di scale in legno era abituale per poterle abbattere in caso di estrema difesa ; oppure potrebbero esservene di nascoste nello spessore delle mura. Le torri di guardia non avevano MAI finestre, per ovvi motivi, e spesso neanche una porta: l’accesso avvemiva da tunnel sotterranei con ingresso occultato. Le aperture sono senz’altro successive e relative al passaggio all’uso civile. Vista la forma, i finestroni dovrebbero risalire ai primi del novecento (neogotico-neoromantico), forse in seguito alla trasformazione in residenza di campagna. Certamente a Cesena c’è chi potrebbe esprimere un parere autorevole e chiarire tutto. Se ci teniamo, sarebbe meglio muoversi : è in vendita!

  2. Claudio Moreschini ha detto:

    Sì, purtroppo si vede quella torre, quando si va a Bertinoro passando dai Settecrociari. Tutte le volte che domando qualcosa su di essa, mi dicono che è di proprietà di un privato, il quale, evidentemente, se ne disinteressa. Possibile che non si possa fare niente?

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