L’Adorazione dei Magi nella Chiesa di San Domenico

Care amiche e cari amici di questa Rubrica su Cesena, oggi Vi propongo una bella tela conservata nella nostra città, con l’augurio di Buona Epifania!

Al centro del catino absidale della Chiesa di San Domenico, in posizione privilegiata, entro una sontuosa cornice, vediamo una grande tela che rappresenta l’”Adorazione dei Magi” realizzata (e firmata) dal pittore forlivese Pier Paolo Menzocchi, figlio del più noto Francesco ed esponente di una importante famiglia di pittori tra ‘500 e primi ‘600.

Adorazione dei Magi

La scena è particolarmente affollata, complessa e movimentata e indica la modificazione dello stile, alla fine del ‘500, dal tardo manierismo ad un gusto che già prelude al barocco. Tutto attorno alla Madonna che sorregge sulle ginocchia il Bambino (Giuseppe, come spesso avviene, è dietro, in disparte) ruota una numerosa folla di personaggi: i Re Magi che omaggiano con doni preziosi Gesù che accarezza il capo di uno di loro inginocchiato, cavalieri, suonatori, pastori, un corteo che si snoda in lontananza…

Alcune figure si affacciano in basso solo con il capo o parte di esso, come ad allargare lo spazio e uno di loro guarda lo spettatore e fa pensare che si tratti del committente o dello stesso artista.

La stalla è raffigurata come una lunga costruzione lignea in diagonale che conferisce profondità alla scena mentre, in alto, dal soffitto scendono un cerchio di nubi e un girotondo di Angioletti mentre altri Angeli svolazzano allegri. I colori prevalenti sono il giallo, il rosso, il marrone, il bianco, in efficace gradazione.

“La Chiesa di San Domenico è una delle più vaste e monumentali della città di Cesena” Così scriveva monsignor Leo Bagnoli nel libro curato da Francesco Arcangeli “”La Chiesa di San Martino in San Domenico in Cesena e i suoi dipinti”, testo fondamentale per la conoscenza delle vicende storiche e artistiche della Chiesa e dei numerosi dipinti in essa contenuti, tanto da farne “quasi una pinacoteca” (Arcangeli).

Nel luogo dove sorge oggi la Chiesa di S. Domenico predicò S. Pietro Martire intorno al 1252, poco prima della sua morte (illustrata in una grande tela, come vedremo). Del 1279 è la prima notizia di un convento di frati domenicani e dell’attigua Chiesa che, tra il 1497 e il 1498, venne completamente ricostruita. Già a fine ‘600 la Chiesa si trovava in precaria situazione statica e se ne decretò la riedificazione che portò all’edificio odierno, eretto agli inizi del ‘700 su progetto dell’architetto Francesco Zondini (Cesena 1680?-1748) di cui costituisce l’opera più importante. Le soppressioni napoleoniche non risparmiarono il convento domenicano, che venne trasformato in orfanotrofio (fino al 1811), poi in ospedale e, infine, in scuola, destinazione che rimane tutt’ora.

Oggi accanto alla Chiesa scorre l’ampio viale Mazzoni mentre un tempo, fino alla seconda metà del secolo XIX°, era circondata dalle abitazioni popolari del Borgo Chiesa Nuova.

Sobrietà e solennità caratterizzano la struttura della Chiesa all’esterno.

L’interno è costituito da un’unica grande navata su cui si aprono tre cappelle per lato.

Ciò che distingue questa Chiesa è la ricchezza di dipinti alle pareti, molti dei quali acquistati dal don Domenico Bazzocchi (parroco di San Domenico dal 1805 al 1845) sul mercato in cui erano finiti a seguito delle soppressioni napoleoniche di parrocchie, conventi e oratori.

Don Bazzocchi abbellì così la sua Chiesa ed evitò che parte del patrimonio artistico cesenate andasse disperso. Molto rappresentati sono i secoli XVI° e XVII° e vi troviamo, in particolare, i protagonisti della fortunata stagione del ‘600 cesenate: Cristoforo Serra, Cristoforo Savolini e Giovan Battista Razzani che contribuiscono a creare “quel clima che fa di Cesena, almeno pei vent’anni che vanno dal 1660 al 1680 circa, il centro più vivace della Regione e una città di considerevole livello anche in sede nazionale” (Francesco Arcangeli). Impossibile qui (e, forse, inutile) elencare e commentare tutte le opere presenti nella Chiesa. Ho già parlato, in precedenti scritti di questa Rubrica, di due importanti quadri: la “Madonna del Rosario con S. Domenico e una schiera di supplici”, grande tela che si trova nella terza cappella della parete sinistra ed è opera di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino e la “Crocifissione” del pittore forlivese Livio Agresti (anche se nelle indicazioni presenti in Chiesa è attribuita a Francesco Menzocchi), sulla parete soprastante la porta che conduce in sacrestia.

In questo scritto indicherò alcune altre opere a mio parere significative dell’arte cesenate e forlivese nei secoli XVI° e XVII°:

Nella terza cappella della parete sinistra troviamo “Il martirio di San Pietro da Verona”, notevole opera (per Arcangeli l'”opera capitale”) di Scipione Sacco (Sogliano 1495 – Cesena 1558).

Il martirio di San Pietro da Verona

La raffigurazione del truce misfatto è molto efficace: in primo piano campeggia, sul verde di un boschetto, la veste gialla dell’assassino nell’atto di sferrare una pugnalata al Santo che scrive, a terra, la testimonianza della sua Fede (la parola “Credo”), incurante della morte imminente e del coltellaccio conficcato nella sua testa. Più indietro, nella campagna solitaria, il compagno di Pietro sta per essere raggiunto da un altro assassino. Una scena potentemente violenta che contrasta con il sereno scenario campestre in cui è collocata. Il domenicano Pietro da Verona predicò contro gli eretici in varie città dell’Italia settentrionale, tra cui Cesena, dove, nel 1252, aveva preannunciato la propria imminente morte. Segnalo poi l’affresco staccato con la cosiddetta “Madonna del latte”, una Madonna e Santi” del forlivese Gianfrancesco Modigliani e quattro opere utili per conoscere la già citata triade di pittori che operarono a Cesena nel ‘600 e che fecero della nostra città un importante centro artistico:

La tela, collocata nella parte interna della parete d’ingresso, con “Sant’Ubaldo che libera un indemoniato”, opera attribuibile a Cristoforo Serra (Cesena 1600 – 1689), proveniente dalla Chiesa di Santa Croce (demolita nel 1812, al suo posto sorgerà il Cimitero) e recuperata da don Bazzocchi.

Sant’Ubaldo che libera un indemoniato

Abbiamo già visto che Serra fu una personalità singolare, un carattere fiero e deciso. Di famiglia ricca, fu capitano di milizie per le truppe pontificie e dipinse per diletto ma fu il massimo esponente della pittura cesenate del Seicento. Importante per la sua formazione fu un soggiorno a Roma nel 1623, quando soggiornò presso il Guercino e vide le opere di Caravaggio e, in effetti, la figura dell’indemoniato a me pare richiami un particolare del “Martirio di San Matteo” di Caravaggio.

Nella prima cappella della parete di destra la tela con il “Miracolo di S. Donnino alla presenza dei Santi Carlo Borromeo ed Apollonia”, opera firmata da Cristoforo Savolini e datata 1671.

Miracolo di S. Donnino

Tra i capolavori del geniale cesenate morto precocemente (Cesena 1639 – 1677) “brillante e ingegnosa meteora della pittura cesenate” (F. Arcangeli). La tela proviene dalla Chiesa di San Martino. San Donnino avrebbe salvato un uomo affetto da idrofobia con il vino benedetto contenuto nel calice. Potente è l’immagine del grande cane idrofobo in primo piano e dell’uomo che lo tiene alla catena.

Santa Apollonia è caratterizzata dal tenere in mano le tenaglie del martirio le cui modalità la resero protettrice dei dentisti e invocata contro il mal di denti. Francesco Algarotti nel 1761 lo definiva “il più bel quadro che fosse a Cesena”.

Ancora sulla parete destra, una “Annunciazione”, dipinta nel 1628 da Giovan Battista Razzani (Cesena 1603 – 1666) e, dello stesso artista, la “Consegna delle chiavi”, tela proveniente da Santa Croce.

Consegna delle chiavi

Razzani è, probabilmente, il meno dotato della triade di pittori cesenati del ‘600 ma, comunque, è una figura artistica interessante. Se Serra fu di formazione romana, Razzani guardò invece al nord e finì per trasferirsi a Milano. In questa tela, più che la scena religiosa in primo piano, risulta piacevole il bel paesaggio marino che ha un qualcosa di fiabesco.

San Domenico conserva e offre alla vista dell’amante dell’Arte tante altre opere, ben segnalate da un apparato illustrativo encomiabile e unico a Cesena, per cui una visita alla Chiesa e ai suoi quadri risulta agevole e interessante.

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