L’arte poliedrica di Eugenio Amadori

Care amiche e cari amici, buona prima domenica di questo nuovo anno 2021 che ci porta la speranza di uscire dal terribile tunnel della pandemia! Oggi Vi propongo un artista cesenate meno conosciuto in città di quello che merita: Eugenio Amadori (Cesena 1921-Bologna 2001)

In questo anno 2021 ricorrono insieme due anniversari (cent’anni dalla nascita e venti dalla morte) che riguardano il musicista, pittore e caricaturista cesenate Eugenio Amadori che risulta sorprendentemente originale per la varietà dei mezzi espressivi in cui si cimentò, ottenendo risultati di notevole efficacia. Amadori fu, infatti, affermato violinista di professione e, nel contempo, pittore, scultore, autore di sorprendenti caricature sia in forma di disegni che di statuette ed, infine, anche scrittore, specie di memorie.

Anche la sua attività pittorica non fu affatto monocorde perchè contemplò ritratti, paesaggi, nature morte e, all’interno di ciascuno di questi generi, passò dal figurativo all’astratto, dal naturalistico all’informale, da colori tenui ad accesi. Un artista estremamente versatile e poliedrico, dunque, che ottenne rimarchevoli risultati nei vari generi a cui si dedicò, grazie all’impegno ed alla passione sorretta da un carattere determinato. Il fulcro di questa versatilità credo risieda nella sua curiosità, nell’amore per l’espressione artistica nelle sue varie forme e, forse, anche nel desiderio di mettersi in gioco, di misurare la propria capacità di rappresentare in modo efficace persone e cose.

Eugenio Amadori nasce a Martorano di Cesena, il 6 dicembre 1921, in una famiglia di contadini lontanissimi da interessi artistici, eppure sente fortissimo, fin da bambino, l’attrazioneper il disegno e la musica, in particolare il violino.

 

Riesce a compiere in modo autonomo progressi tali nella pittura da aggiudicarsi, a soli sedici anni, il primo premio ad un concorso che si tiene a Palazzo Ghini.

Importante per la sua maturazione artistica è l’insegnamento del pittore cesenate Alessandro Bagioli che ebbe una notevole influenza nell’incoraggiarlo all’arte figurativa.

Al suo maestro, Amadori dedica una delle sue prime caricature disegnata su un foglio di uso comune, come spesso capiterà negli anni seguenti quando traccerà veloci schizzi su supporti di ogni tipo, utilizzando gli spartiti musicali per le caricature dei direttori d’orchestra.

Una qualità di Amadori è la facilità con cui è in grado di fissare con rapidi tratti di penna o matita la fisionomia dei personaggi.

Parallelamente Amadori coltiva la passione per il violino, iscrivendosi prima all’Istituto “Corelli” di Cesena, poi al Conservatorio “Rossini” di Pesaro. Così lui stesso nel libro “Dal 1941 al 1945 Gli inutili giorni dell’ira”, dedicato “alla memoria dell’amato fratello Luciano strappato prematuramente all’affetto dei suoi cari”, ricorda: “Studiavo con tanta passione e lena. Ricordo che ritornavo da scuola nella tarda sera e d’inverno mi facevo a piedi il percorso di tre chilometri che separava la stazione di Cesena dalla mia abitazione. Poi, nonostante l’ora avanzata e la stanchezza …dopo cena mi mettevo a studiare e alle due di notte strimpellavo ancora; non di rado ero sopraffatto dalla stanchezza e dal sonno per cui mi addormentavo sulla sedia col violino sottobraccio. Alle 5 del mattino seguente mi avviavo di nuovo perchè il treno partiva alle 6.”

Il libro racconta poi l’esperienza di militare durante la seconda guerra mondiale e dopo l’8 settembre quando “C’era insomma molta confusione, nelle menti di tutti, nelle decisioni da prendere, nel capire cosa stava maturando…A me la serenità derivava dal sapere d’avere una mamma che pregava per me, e la forza d’animo me la davano i pennelli e l’inseparabile violino, la suggestione dell’arte, primo o poi, avvince tutti.”

Alla gioia per la fine della guerra ed il ritorno a casa segue, tuttavia, un periodo funestato da dolorosi lutti famigliari e da difficoltà economiche: “In quell’anno, ottobre 1945, mio padre, già tanto provato per le angherie subite dai fascisti venti anni prima, morì a soli 52 anni…. nel 1924 fu picchiato a sangue da squadristi fascisti e ingiustamente rinchiuso in galera (nella Rocca Malatestiana di Cesena), dove restò per mesi senza che gli venissero curate le ferite alla testa causate dalle bastonate”

Una vicenda raffigurata da Eugenio in un potente disegno in cui vediamo uno squadrista che, impugnando una bottiglia, colpisce ferocemente il padre alla testa.

La tragica sequenza di lutti famigliari continua con la morte di due fratelli a cui seguirà anni dopo la morte di un terzo ma, ancora una volta, prevale la forza di carattere di Eugenio, la sua determinazione ad andare avanti, sostenendo la famiglia e confortando la madre che spesso ritrae (un disegno a carboncino ed una tela ad olio che la raffigurano sono esposti in Pinacoteca).

Appartiene al 1950 il ritratto del liutaio Arturo Fracassi raffigurato mentre è intento a realizzare uno dei violini che lo resero famoso in Europa e nel mondo (la tela è conservata nei depositi della Pinacoteca).

Un aspetto singolare del rapporto tra Eugenio ed i suoi famigliari è il fatto che sia riuscito a trasmettere la passione per la musica sia ai fratelli che ai figli.

Il fratello Sante si diploma con lode in violoncello al Conservatorio di Pesaro e per vent’anni fa parte del rinomato “Trio di Bolzano”, chiamato a suonare in tutti i continenti.

Sulla famiglia Amadori e la comune passione dei fratelli per musica e pittura è illuminante questa testimonianza di Albero Sughi (nella monografia scritta da Mario Monteverdi:EUGENIO AMADORI): “Un giorno… Cappelli mi portò nella casa di Eugenio Amadori. … Ero entrato in un posto magico dove musica, pittura e affetti si intersecavano dando sostanza e spessore ad una atmosfera tanto affascinante quanto impensata; eravamo in una casa, abitata da una famiglia semplice, dove si respirava l’amore per l’arte. C’erano violini e violoncelli; tele e colori; e tutti i componenti di questa straordinaria famiglia, da Eugenio, alla madre, ai fratelli vivevano con semplicità e serenità, con sacrificio e dedizione, questa avventura dell’arte che diventava la loro ricchezza, la loro gioia, il loro amore….una famiglia di artisti unica e difficilmente ripetibile. …l’emozione di allora è ancora una cosa che mi è rimasta nel cuore. E anche perché so che nei momenti di sconforto, che pur sempre toccano chi ha scelto la professione dell’arte, posso ricordare l’esempio di amore e di fiducia di Eugenio per ritrovare serenità e speranza.”

Testimonianza dell’amicizia tra Amadori, Caldari, Cappelli e Sughi è la caricatura intitolata argutamente Ai tempi delle vacche magre in cui quegli artisti di grande qualità ci vengono simpaticamente presentati come allampanati personaggi dai volti scavati, i corpi magrissimi e lo sguardo un poco allucinato.

A differenza degli amici pittori cesenati, Amadori non rappresenta temi sociali, non vuole dare alle sue opere un intento di denuncia o un messaggio politico, essendo portato piuttosto ad osservare la natura, il paesaggio o le persone nelle lorocaratteristiche fisiognomiche e psicologiche.

Dal 1956, Amadori entra a far parte, come violinista, dell’orchestra del Teatro Comunale di Bologna e si trasferisce stabilmente in quella città, andando ad abitare al 22° piano di un grattacielo che domina la città da cui spesso ritrae il panorama circostante che perde i contorni netti e dà luogo a rappresentazioni informali, come la Bologna sotto la neve più volte dipinta.

L’attività di violinista di Amadori nell’orchestra del Teatro bolognese si protrae per 25 anni, fino alla pensione. Legata a questa lunga esperienza professionale è la serie di caricature di direttori d’orchestra, cantanti e musicisti che Amadori realizza dal suo leggio, prima sugli spartiti musicali e, poi, in disegno o sulla tela o in statuette di terracotta.

Per Amadori le caricature non hanno l’obiettivo di mettere in ridicolo i soggetti ritratti, quanto piuttosto sono un attestato di attenzione, affetto o stima, tant’è che sottoponeva sempre la caricatura al giudizio del personaggio ritratto a cui chiedeva un commento scritto.

Ad esempio, il maestro Riccardo Muti annota spiritosamente: “Con la bruttezza che mi ritrovo rischio di perdere anche la moglie! Comunque un affettuoso “Bravissimo” all’Autore. 12/11/69.” E il tenore Luciano Pavarotti: “Eugenio Amadori “artista eletto” perchè vero nella sua fresca spontaneità con viva ammirazione. Musica ed arte pittorica sposate meravigliosamente 14 luglio 1973.”

In una tela del 1964 ci presenta le caricature di tutti i musicisti che compongono l’Orchestra Sinfonica del Teatro Comunale di Bologna, in un’altra del 1971 riunisce 113 direttori d’orchestra, concertisti e compositori ed in un’altra grande tela del 1974, conservata presso il Teatro di Bologna, raffigura una fantasmagorica Orchestra Sinfonica diretta da un altissimo e allucinato Sergiu Celibidache che, vibrando nervosamente la bacchetta, cerca di dare ordine a quell’ammasso di orchestrali che si accalcano l’uno sull’altro e sembrano voler suonare ciascuno per conto proprio.

 

Singolare il fatto che l’Albergo “Al Cappello Rosso”, in centro a Bologna, gli abbia dedicato una bella stanza, la Amadori Room 310, che presenta alle pareti una raccolta delle sue più riuscite caricature di musicisti.

E circa cento statuette in terracotta che rappresentano cantanti lirici, musicisti, direttori d’orchestra sono conservate all’Accademia Filarmonica di Bologna.

Gli ultimi anni di Amadori sono difficili, caratterizzati da gravi problemi di salute, psicologicamente complessi e questa condizione interiore trova espressione nella sua arte che, dopo il pensionamento, privilegia il disegno e la pittura rispetto alla musica.

Un disagio esistenziale che emerge in modo più forte negli autoritratti, rivelatori degli stati d’animo interiori in cui crea immagini disarticolate e violente che richiamano gli autoritratti deformati di Francis Bacon ed i forti colori dell’espressionismo.

La sua pittura diventa inquieta, drammatica, triste, come se le corde del violino si fossero rotte e lo strumento mandasse un suono disarmonico e stridulo, come un ritmo di tragedia che prelude alla morte che arriva il 15 novembre 2001 mentre Amadori è ricoverato nell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.

Viene cremato alla Certosa di Bologna ma l’urna con le ceneri viene poi collocata nel Cimitero di Martorano, il paese dove era nato ottant’anni prima.

Era nata l’idea, insieme ai figli e all’Assessorato alla Cultura, di fare una iniziativa in autunno per ricordare Eugenio Amadori nell’anniversario della nascita e della morte… speriamo si possa fare!

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.