Leonardo in Malatestiana

Care amiche e cari amici, buona domenica! Siamo giunti al post n.50! In questa occasione speciale, vorrei parlare della Biblioteca Malatestiana, Memoria del Mondo UNESCO, principale gioiello storico-artistico della nostra città e vorrei dare a questo scritto un taglio personale, riportando un brano del mio romanzo “Il Nero e il Bianco” (recentemente edito dal “Ponte Vecchio”) in cui immagino che, durante la sua permanenza a Cesena, Leonardo da Vinci visiti la Biblioteca insieme ad un giovane allievo: 

GIOVEDI’ 18 AGOSTO 1502

“Biblioteca, mattino

Il convento di San Francesco è un luogo di silenzio e preghiera, nel cuore della città.

Avendo terminato un lavoro prima del previsto, Leonardo e Diego si presentano, senza essere annunciati, alla porta del convento con l’intenzione di accedere alla Biblioteca, famosa per la bellezza della sua architettura e l’importanza dei manoscritti in essa conservati.

Un frate li guida al piano superiore, fino alla massiccia porta di legno d’acero, magistralmente intagliata.

“Come potete vedere, sulla cornice della porta è incisa la data del 15 agosto 1454, giorno in cui venne inaugurata la Biblioteca, sotto la protezione della Vergine Assunta. Potete ammirare, nel timpano e nel riquadro soprastante, lo stemma del nobile signore Domenico Malatesta Novello che ne fece dono alla città, affidando la custodia al nostro convento. Ecco il possente elefante indiano che, com’è scritto nel cartiglio, non teme le zanzare. Perdonatemi se dico cose che già conoscete, è troppo grande il mio amore per questo luogo. Permettetemi ora di avvisare della vostra visita il nostro fratello che presiede alla custodia della Libreria e che meglio di me potrà farvi da guida”.

Attende il cenno di assenso di Leonardo e si allontana.

Il Maestro e l’allievo fanno qualche passo all’interno della Biblioteca, sorpresi ed emozionati di fronte al fascino dell’ambiente.

Appena uno sguardo rivolgono ai nuovi venuti alcuni monaci che sono al lavoro, chi per studiare un codice, chi per fare copia di un altro, chi per verificare lo stato di conservazione di quelle opere preziose.

L’aula ben proporzionata, divisa in tre navate, l’armonia dei colori, il bianco delle colonne, il verde delle pareti e il rosso del pavimento, la raffinata fattura dei banchi che contengono i preziosi codici, tutto appare perfetto.

“Che splendida luce! I raggi che entrano dal rosone di fondo illuminano la navata centrale rifrangendosi sul lucido pavimento di cotto e dalle finestre penetra la giusta dose di luce per consentire un’agevole lettura a chi è seduto sui plutei intagliati in legno di pino, caldo e duttile…”

Il Maestro ferma la mano sul marmo di una colonna e rimane concentrato, ad occhi chiusi, come per ricevere l’energia che vi scorre dentro.

Quando riapre gli occhi, si rivolge al giovane amico con voce affettuosa e, al tempo stesso, preoccupata: “Viviamo giorni assai complessi, mio caro Diego. In questo ambiente sublime possiamo coltivare l’illusione di un mondo perfetto, fondato su nobili valori e sull’anelito dell’anima alla virtù. Vedi come i monaci sono attenti alla conservazione di questo capolavoro e con quanto amore si avvicinano ai codici che contengono il meglio dell’umano sapere! Lo studio fa emergere in ciascuno le doti migliori. Il sommo bene risiede nella sapienza, non nel denaro, nel potere o nella lussuria, ricordalo sempre. E, invece, cos’è il mondo fuori di qui? Guerre e violenza, ovunque….  In questo nostro tempo molte cose stanno cambiando, forse troppo velocemente per l’umana capacità di comprendere…  Molti si illudono che l’uomo possa dominare la natura ma non è così!… Noi raffiguriamo il corpo dell’uomo come misura di tutte le cose e non ci rendiamo conto che siamo una minuscola parte dell’immenso mistero del cosmo. E l’umanità è tanto malvagia e superba da cercare scioccamente sempre più potenti mezzi per portar danno a se stessa, ritenendosi immortale. E, invece, forze oscure stanno per travolgere il mondo, i cavalieri dell’Apocalisse galoppano verso di noi su neri cavalli, impugnando falci taglienti ….”

Il tono di Leonardo si è fatto alto ed attira l’attenzione dei monaci…

“Maestro, non vi ho mai sentito parlare così!”

Diego è spaventato dalle parole e ancor più dal tono accorato ma Leonardo riprende presto la padronanza delle sue emozioni: “Non volevo turbarti, mi ha vinto l’angoscia per il destino dell’uomo…”

“Per questo dunque le vostre immagini sono così inquiete e misteriose!? Ho visitato, a Milano, il vostro affresco che ritrae l’”Ultima cena” e mi ha colpito il contrasto tra la composta figura del Cristo e il moto che percorre i gesti degli Apostoli, come in preda ad un disagio interiore” …

“Permettete di dare il benvenuto a voi, messer Leonardo ed a voi, nobile Diego. È un onore ricevervi!” chi li saluta in modo tanto ossequioso è il custode della Biblioteca, un frate magro e un po’ curvo, dalla lunga barba bianca sul volto incavato in cui spiccano vivaci occhi chiari, vestito del saio francescano, con poveri sandali ai piedi: “Ho molto sentito parlare di voi, Maestro. La fama delle vostre invenzioni è grande. Opere davvero straordinarie, a volte, come dire, inquietanti.”

Nelle parole dell’anziano frate vibra una nota di severità ma Leonardo non ha intenzione di farsi coinvolgere in una discussione sulle sue opere e sposta l’attenzione sul quell’ambiente di grande suggestione: “Questo luogo è un’oasi di bellezza, pace e sapere. L’architettura è armoniosa e piena di luce. Ho visitato altre splendide biblioteche ma la bellezza di questa è sublime…”

“Le vostre parole onorano questo luogo e rendono merito al nobile Malatesta che incaricò il maestro Nuti di rendere qui visibili i valori della moderna architettura ed ebbe la generosità di donare questo patrimonio a chi ha volontà di apprendere, affidandone la custodia al nostro ordine. Potete vedere le insegne malatestiane intarsiate sui lati dei banchi e le iniziali del nobile signore sul pavimento. Permettetemi, ora, di mostrarvi la grazia delle miniature.”

“Ne sarei lieto” Leonardo è desideroso di conoscere quel tesoro di sapienza e bellezza.

Il frate invita i due ospiti a seguirlo tra i plutei di legno nelle cui scansie sono riposti i codici legati da catene che ne evitano lo spostamento senza impedirne la consultazione.

Estrae un manoscritto e lo apre.

 

“Non occorre certo che spieghi a voi come si costruisce una pergamena e le varie fasi del lavoro del copista. Credo apprezzerete questo splendido “De Civitate Dei” del grande Agostino. Osservate la bellezza della lettera G che contiene la figura del Santo nel suo studiolo.”

“Davvero un’opera di grande bellezza in cui mi pare di riconoscere la mano dell’eccellente Jacopo della Pergola di cui altri lavori ho avuto occasione di ammirare” commenta il Maestro.

“Nulla sfugge al vostro occhio esperto e la vostra memoria non s’inganna” il frate passa ad altri codici, ne illustra il contenuto e mostra le decorazioni, le figure efficacemente tratteggiate, le eleganti iniziali, le complicate volute di festoni di frutta, gli splendidi colori.

Diego esclama con ingenuo stupore: “Guardate questa farfalla! Che ali stupendamente disegnate e variamente colorate! Altre ne ho osservate in questi volumi!”

“È davvero attento il vostro allievo” replica il frate e, rivolgendosi a Diego: “La farfalla simboleggia la natura spirituale dell’uomo che si libera dalla materia bruta, come fa essa quando esce dal suo bozzolo ed anche la conoscenza che si sprigiona dallo studio e vola verso la Verità, oppure…”

“Apprezziamo la vostra ospitalità ma altri impegni ci chiamano” lo interrompe Leonardo…     

“Spero abbiate gradito la visita. Dobbiamo essere riconoscenti alla generosità del Malatesta e della sua nobile consorte, Violante da Montefeltro, ricca di ogni virtù. Purtroppo oggi i principi si dedicano piuttosto alla guerra e alla sete di dominio che a promuovere la conoscenza e l’arte.”     

“E il Papa non è da meno…”  aggiunge Leonardo.

“È vero purtroppo ed è motivo di grande amarezza” il tono grave del frate mostra autentico dolore che Leonardo apprezza e si rimprovera di averlo giudicato troppo frettolosamente…

Nel frattempo, la funzione di metà giornata chiama i monaci alla preghiera.

“Sarebbe un onore se voleste unirvi a noi” propone il frate.

Leonardo declina l’invito, il tempo è passato velocemente e lavori urgenti lo attendono.

Il Maestro e il discepolo lasciano la Biblioteca e s’immergono nella vita tumultuosa della città…

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