Leonida Montanari

Buon giorno care amiche e cari amici! Innanzi tutto voglio ringraziare i tanti che hanno manifestato apprezzamento per il post di ieri su Villa Silvia. Mi fa piacere sia stata gradita la “gita fuori porta” virtuale.  Oggi torniamo a conoscere un coraggioso nostro concittadino Leonida Montanari.

Una lapide sul muro di una bassa casa sulla parte destra di corso Ubaldo Comandini, andando da Porta Santi verso il Duomo, ricorda che lì nacque, il 26 aprile 1800, “Leonida Montanari fervido patriotta decapitato in Roma il 23 novembre 1825”. Fu posta il 20 settembre 1904, ricorrenza della breccia di Porta Pia e della fine dello Stato Pontificio.

Un’altra, sotto il loggiato comunale, datata 27 novembre 1887, dice che “fu ardito d’aspetto d’ingegno splendido d’anima appassionata e gagliarda ardente d’amor patrio …. lasciò sorridente la vita giovane sul cruento patibolo eretto dalla tirannide papale”. La lapide (con un bel rilievo del volto di Montanari) è opera dello scultore Tullo Golfarelli.

Chi è, dunque, questo giovane dalle tante virtù e dal grande coraggio?

Di famiglia povera, riesce a diventare chirurgo e, a soli 23 anni, è medico condotto a Rocca di Papa, vicino a Roma. Edoardo Fabbri, letterato cesenate, lo descrive “di povera ma onestissima famiglia; in età di soli 24 anni aveva già nome nell’arte chirurgica; era bello come uno de’ più belli Italiani. Aveva il cuore pieno di gentilezza, d’onore e d’amor di patria” e Massimo D’Azeglio lo ricorda “d’animo ardito e appassionato.” Contrario al potere temporale del Papa, aderisce alla Carboneria. Nel 1825 insieme ad Angelo Targhini, originario di Brescia ma di madre cesenate, è accusato, senza prove, del tentato omicidio di una spia infiltratasi nella società segreta.

Il processo è una farsa: gli imputati non hanno alcuna possibilità di difendersi e i verbali del processo restano segreti. Vengono decapitati a Roma, in Piazza del Popolo (dove ancora una targa li ricorda), di fronte ad una grande folla (le esecuzioni erano allora uno spettacolo popolare).

L’esecuzione è affidata a Mastro Titta, famoso boia dello Stato Pontificio dal 1806 al 1864 che, nelle memorie, ricorda il coraggio, quasi la spavalderia con cui i due giovani affrontano la morte, diventando modelli di eroismo per i patrioti italiani. Montanari rifiuta di farsi bendare, evita i conforti religiosi, si proclama innocente e saluta beffardamente il boia prima di porre il capo sul patibolo.

Vengono sepolti in terra sconsacrata, ai piedi del Muro Torto e, secondo una credenza popolare, i loro spiriti, con le teste in mano, tornano a volte, la notte, nel luogo della sepoltura, dando buoni numeri del lotto ai coraggiosi capaci di sostenerne lo sguardo.

Luigi Magni rievoca la vicenda nel film “Nell’anno del Signore” (1969), ottimo film più volte premiato e che si avvale di un cast eccezionale tra cui Alberto Sordi, Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Enrico Maria Salerno e altri (*).

Montanari è interpretato da un affascinante Robert Hossein che, tuttavia, parla un romanesco improbabile per un romagnolo.

E’ singolare che, a Cesena, sia stata intitolata a Montanari la via che passa davanti alla Chiesa di Madonna delle Rose.

Coincidenza o una ventata di anticlericalismo, come quella che, a Cesenatico, ha fatto intitolare a Giordano Bruno la via di fronte alla Chiesa di San Giacomo?

Ed è singolare circostanza (lo abbiamo già visto al capitolo 8 dedicato a Fra’ Michelino) che Cesena abbia dato i natali a due Papi ed anche ad una delle più famose vittime del potere temporale della Chiesa.  

Uno dei tanti contrasti che rendono complessa e ricca di interesse e, direi, anche di fascino la storia della nostra città.

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