L’oratorio della Brenzaglia

 

di Amilcare de Giovanni
Addossata al monte, nella riva destra del fiume Savio, vi era un tempo leggermente internata nel tufo giallastro, la Celletta dedicata alla B. Vergine così detta della Brenzaglia, unita alla parrocchia della chiesa francescana di S. Rocco. L’ oratorio della Brenzaglia celebrava la sua festa annuale in ottobre. Era una festa molto conosciuta e aveva gran partecipazione di gente della città e della campagna. In quel giorno (con non troppa devozione) il sangiovese e l’albana scorrevano a fiumi nelle tante osterie del vicino Borghetto e dell’ oltre Savio.

 

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L’Oratorio della Brenzaglia in un dipinto del 1930

 

Per secoli a Cesena si aspettò un ponte stabile. Si poteva transitare il fiume con ponti di legno che spesso venivano travolti dalle piene. Anche il ponte in muratura costruito al tempo di Malatesta Novello non aveva retto all’ impeto delle fiumane. Finalmente nel 1732, per la costruzione di un nuovo ponte fu concessa dalla amministrazione della S. Sede una prima somma di cinquemila scudi. Subito si gettarono le fondamenta e la platea. Tali lavori furono eseguiti dall’ architetto cesenate Domenico Cipriani.

 

Particolare dell’Oratorio in una fotografia di inizio 900.

 

Successivamente, per sopraggiunte angustie finanziarie, i lavori per circa due anni restarono sospesi. Nel 1765 durante il pontificato di Clemente XIII° all’ architetto luganese Pietro Borboni, assai noto nella nostra città per diverse chiese e costruzioni, venne commissionato un nuovo progetto per il ponte sul Savio. Per lunghi anni numerose maestranze di scalpellini abilissimi, muratori e capomastri lavorarono con impegno ed ammirabile perfezione al compimento dell’ opera. Dopo la morte dell’ architetto Pietro Borboni fu ripreso il lavoro dei ponte e portato a termine dall’ architetto Agostino Azzolini suo nipote. Alla fine dei lavori, , tutti furono d’ accordo di utilizzare il cotto e la bella pietra di Rovigno rimasti in cantiere per erigere la cappella di ringraziamento alla B. Vergine per la buona riuscita dei lavori.
L’ architetto Azzolini fece costruire magistralmente l’ oratorio voluto coi moduli e disegni lasciati dallo zio: Una costruzione ottagonale slanciata verso l’alto, impeccabile nelle sue linee settecentesche.

 

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Una processione religiosa sul Ponte Vecchio, sullo sfondo l’Oratorio.

 

Aveva quasi 200 anni l’oratorio della Brenzaglia, quando il secondo conflitto mondiale nel 1941 divampò ín ogni parte del mondo e come era da prevedere si abbatté anche sull’ Italia. Al primo bombardamento di Cesena che al 13 maggio 1944 fece 12 vittime, seguì una serie saltuaria di incursioni sui vari obiettivi: centrale elettrica, ferrovia, ecc.
La grande offensiva degli Alleati avanzava rapidamente verso la nostra città. In quei tristi giorni di ottobre, quando il furore bellico continuamente cresceva di intensità, gli abitanti dei rioni più vicini al ponte vecchio, furono fra gli ultimi ad abbandonare le case del Borghetto. La famiglia Ricchi andò alla ricerca di un rifugio più lontano e sicuro. Frattanto Agostina Ricchi, che da quando era deceduto Luigi, il padre, teneva le chiavi dell’ oratorio della Brenzaglia, pensò che ormai non vi era remissione in questo scompiglio e andò a raccogliere in Chiesa gli oggetti sacri: pianete, tovaglie finissime ricamate per gli altari con tanto amore e pazienza da lei e dalle amiche. Mise tutto in un sacco con altri oggetti che credette i più importanti, riempì la sua carriola non potendo più trattenere le lacrime. Sperava di portare in salvo il tutto nella canonica parrocchiale, ma purtroppo fu una precauzione inutile poiché, dopo alcuni giorni di tremendi bombardamenti da ambe le parti, di quell’ antico monumentale complesso che era il « chiostro », il campanile e la chiesa Francescana di San Rocco non era rimasto che un ammasso di rovine!

 

Bombrdiere alleato sgancia gli ordigni su Cesena e Forlì

 

Ma la guerra attorno a quel maledetto ponte dove si accanivano ambe le parti non dava un segno di tregua. Le povere casette della « Locanda », di carrettieri e lavandaie, che si aprivano in lunghe file a destra e a sinistra, erano evacuate da alcuni giorni e coloro che azzardavano di rientrare per qualche bisogno, potevano facilmente perdere la vita! Un temerario aviatore delle forze alleate sfuggendo alla cortina ininterrotta di fuoco delle grosse mitragliatrici tedesche riuscì ad avvicinarsi al bersaglio, che, ovviamente, era per lui il « ponte vecchio » e con uno scarto di poche decine di metri sganciò in pieno centro sulla « Brenzaglia » il suo infernale carico di bombe!!!

 

I danni causati dai bombardamenti nella zona del Ponte Vecchio

 

Quel temerario aviatore aveva inconsciamente distrutto un gioiello. Una opera settecentesca cara a tutta la popolazione di quel rione che onorava in quell’ oratorio la B. Vergine con l’ antico titolo della « Brenzaglia »! Era incredibile vedere quale cratere avesse prodotto quell’ ordigno infernale! I muri della « Brenzaglia », dello spessore di quasi un metro e della profondità di circa quattro metri, erano completamente spariti. Vi fu un tale che dalla piccola apertura di un abbaino seguì a distanza la diabolica manovra di quell’aereo, e disse poi che a suo parere, l’ordigno era stato sganciato da un bombardiere Canadese.

 

La celletta costruita dove si trovava l’Oratorio della Brenzaglia

 

Su un tratto superstite di quelle fondamenta, col concorso degli abitanti del Rione e per la munificenza e l’interessamento del cav. Vincenzo Domeniconi, è stata eretta nel dopo guerra una più modesta Cappella col titolo primitivo della B. Vergine della Brenzaglia. Nell’ interno, a piena luce, l’altare, ed un lapidario ricorda i nomi di 75 vittime dei bombardamenti.

 

Tratto da la “Piè” luglio 1979 – Fotografie Fondi Biblioteca Malatestiana –

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Una risposta

  1. Edna saldanha ha detto:

    eis para minha eterna memória meu primeiro encantamento em Cesena Ao lado do Rio Sáviio e da Ponte Vecchio visitante brasiana se rende aos encantos da Virgem de Brenzaglia e recorda a história com intenso sentimento Jamais esquecerei que após meu passei matinal as margens do rio eu me lembrava de levar rosas silvestres a Virgem e reverenciavam seus filhos em nomes gravados junto a sua imagem

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