Michele da Cesena

Buon giorno amiche e amici! Resistiamo! Oggi iniziamo a conoscere insieme alcuni personaggi significativi della storia di Cesena, cominciando da una singolare figura di frate:

In questo tempo di rinascita dei valori francescani, ora che un papa ha finalmente deciso di chiamarsi Francesco ed ha scelto “la povertà come sorella”, è il caso di ricordare che nella località denominata Ficchio, poco lontano da Cesena (presso l’odierna Ronta), nacque, nel 1270 circa, una figura importante dell’ordine dei frati minori, quel Michele Fuschi o Foschi, noto anche come fra’ Michelino, eletto ministro generale nel 1316. Michele fu a capo dell’ordine fino al 6 giugno 1328, allorché venne deposto e scomunicato da papa Giovanni XXII per le sue posizioni inerenti la povertà.

Nel romanzo Il nome della rosa Umberto Eco racconta l’incontro di una delegazione di francescani, tra cui Michele, con la delegazione papale al fine di tentare un’impossibile riconciliazione e lo descrive come un ben strano uomo, ardentissimo nella sua fede francescana, umano e gioviale nella sua terrestre natura di uomo delle Romagne … accorto e abile come una volpe.

Raffigurazione plausibile per una personalità complessa come Michele.

In quel tempo la sede papale era stata trasferita ad Avignone, sotto la protezione influente del re di Francia mentre infuriava la contesa tra Papato e Impero. La Chiesa era attraversata da forti tensioni: da un lato papi accusati di corruzione, dall’altra aspirazioni di riforma e ritorno allo spirito del Vangelo che spesso sfociavano nell’eresia.

Il movimento francescano viveva al suo interno lo scontro tra chi intendeva praticare la povertà estrema di Francesco, sulle orme di Gesù e chi riteneva lecito possedere beni materiali e conventi.

Michele, pur non condividendo le tesi estremiste degli Spirituali, era strenuo assertore della povertà di Cristo e degli Apostoli e della necessità che la Chiesa ne seguisse l’esempio.

Quando, nell’assemblea generale del 1322, a Perugia, i Francescani riaffermarono la tesi per cui Cristo e gli Apostoli non avevano mai posseduto beni materiali, per cui anche la Chiesa doveva seguirne l’esempio, papa Giovanni XXII si oppose decisamente.

Il conflitto tra papato e ordine francescano divenne inevitabile. A Michele, convocato ad Avignone, fu imposta la residenza forzata nella corte papale, praticamente una forma di prigionia. Riuscì fortunosamente a fuggire e raggiungere l’imperatore Lodovico il Bavaro presso cui rimase fino alla morte, avvenuta a Monaco di Baviera nel 1342.

Prima di diventare maestro di teologia a Parigi, Michele si era formato a Cesena nello Studium annesso a quel convento francescano dove, il secolo successivo, sarà costruita la Biblioteca Malatestiana.

E sulla facciata della Nuova Biblioteca, nella serie di medaglioni con personaggi illustri della nostra città, possiamo vedere anche il profilo austero di fra’ Michelino.

Nella prefazione al saggio dell’amico Armando Carlini dedicato a Fra’ Michelino e la sua eresia scrisse pagine di grande fascino Renato Serra che, nel suo personale modo di fare critica letteraria, così descriveva la visione della pianura dal Ponte Vecchio: Ti piaceva fermarti sul ponte che valica il Savio col grande arco quasi romano; appoggiato al pacifico parapetto guardavi l’acqua poca e lenta passare laggiù tanto in basso, mentre io ti aiutavo a trovare per il gran piano dilagante il luogo di Ficchio, piccolo punto quasi smarrito presso una curva lontana del fiume, dietro un velario di pioppi che si confondeva con la caligine azzurra dell’estremo orizzonte.

In un affresco (1365) di Andrea di Bonaiuto nella sala capitolare di Santa Maria Novella a Firenze (c.d. Cappellone degli Spagnoli) possiamo vedere, in primo piano, tre ecclesiastici che discutono: il teologo Guglielmo da Ockham, l’arcivescovo di Pisa Simone Saltarelli e il nostro frate Michele.

Seduti dietro di loro stanno papa Innocenzo VI, alla sua sinistra Carlo IV di Lussemburgo e, alla destra il cardinale Egidio Albornoz, a cui si deve la costruzione del palazzo ora sede del Comune.

Nel patrimonio di dipinti della nostra Pinacoteca (ma non esposto al pubblico) è conservato un ritratto di fra’ Michelino di epoca posteriore.

 

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