Renata Bianchi, la Cesenate che sfida il tempo

di Chiara Dall’Ara

Si contano con le dita di una mano gli Italiani viventi arrivati oltre i 110 anni. Ben tre sono Romagnoli e una è la nostra concittadina Renata Bianchi, nata il 16 ottobre 1906.

Oggi festeggia la bellezza di 112 anni. Un traguardo che definire importante è riduttivo.

Renata è nata in quella che oggi è la zona di Case Frini, ma che allora era soltanto “lo Stradone per Cesenatico”, da padre mezzadro e madre massaia agricola. La famiglia Bianchi era molto numerosa. Si contano 13 figli, di cui sei morti in tenera età.

Renata nel 1926 (seduta sulla sinistra) con la sorella

Il padre Luigi, da mezzadro alfabetizzato, divenne, grazie agli studi compiuti a Roma, tecnico conduttore di caldaie a vapore e venne poi assunto allo Zuccherificio di Cesena, dove finì la sua carriera con la qualifica di Capo macchine. L’infanzia di Renata scorre serenamente, in famiglia insieme a genitori e fratelli.

Lo zuccherificio nel 1912

 

Finché, nel 1921, all’età di 15 anni, Renata viene assunta alla Fornace Marzocchi, situata alle Vigne. E qui, le si allungano letteralmente le braccia a forza di trasportare pacchi di mattoni. Essendo piccola di statura, un metro e mezzo, non riusciva a spingere le grandi carriole in dotazione.

La fornace ad inizio 900

Dei suoi episodi particolari della giovinezza, Renata si ricorda di quella volta, nel 1929 in cui si smarrì in mezzo al nevone. La ritrovarono dopo una notte, accovacciata a ridosso di una pianta, molto infreddolita ma incolume. Fu quello l’anno in cui conobbe il futuro marito, Umberto Pirini, il quale era operaio all’Arrigoni, allora CIA (Consorzio Industrie Agrarie).

Lo stabilimento C.I.A. prima che si trasformasse in Arrigoni

Dal matrimonio, nacquero tre figli maschi, ma soltanto Ezio riuscì ad arrivare ad età adulta, rendendo nonna Renata, dopo essersi trasferito a Milano. Umberto, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, aiutò i partigiani rifornendoli di alimentari, durante la loro Resistenza sulle colline cesenati. Una notte, a causa di una spiata, fu arrestato dai fascisti e fu condotto in prigione, all’interno della Rocca Malatestiana. Vi rimase per quasi un anno, assorbendo il clima insalubre del castello e riportando conseguenze molto gravi per la sua salute. Dalle sofferenze patite, Umberto non guarirà mai e le malattie polmonari lo portarono alla morte all’inizio degli anni Sessanta. Renata, poco dopo la fine della guerra, andò a servizio della famiglia Fabbri-Allocatelli, nel castello di Sorrivoli. Prima della morte del marito, la famiglia si trasferì vicino alla Pescheria Vecchia.

Il castello di Sorrivoli nel primo 900

Alla morte di Umberto, Renata si ritirò dalla vita lavorativa e poté contare sulla sua pensione e su quella di reversibilità. Rimase ad abitare comunque nella zona di S. Agostino, trasferendosi di un centinaio di metri, in Via Quattordici, dove abita tuttora.

L’ultracentenaria Renata Bianchi

La sua lunga vita scorre ora serenamente, circondata dall’affetto dei nipoti (figli dei fratelli) e del nipote (figlio del figlio ormai deceduto da qualche anno). E per lei, fra le gioie di questo lungo cammino, non manca anche qualche tribolazione. Come il recente intervento chirurgico alla testa, per rimuovere un tumore cutaneo. Nemmeno l’anestesia generale ha scalfito la sua tempra. Renata è lucida, brillante, si muove in autonomia e abita da sola. È coadiuvata dai servizi sociali, i quali la aiutano nelle faccende domestiche e giornalmente vanno a visitarla per constatare il suo stato di salute e per portarle la spesa alimentare.

Ci sarebbe da scrivere un libro su Renata… le sue vicende secolari si intrecciano con la storia di Cesena. Per ora, non ci resta che augurarle di trascorrere uno strepitoso centododicesimo compleanno. E cento di questi giorni!

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Una risposta

  1. Renato Bianchi ha detto:

    Grazie a Cesena di una Volta…Riferirò alla Zia…👍

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