Rose speciali per Cesenati (e non) speciali

Care amiche e cari amici, buona giornata! Sono lieto di ospitare nella mia rubrica un gradito contributo dell’amica giornalista Raffaella Candoli che ringrazio di cuore:

La natura è in pieno rigoglio e incurante delle sofferenze umane, pare essere ancora più sfavillante nel suo inarrestabile ciclo vitale. Pensieri da clausura alla Leopardi, i nostri, mentre fuori i prati fioriscono e nei giardini nuovi boccioli si mostrano al tiepido sole di primavera.

E, come non citare, tra i fiori, quella che ne viene considerata la regina: la rosa, che tra fine aprile e maggio si offre in tutta la sua bellezza. Cesena vanta tre specie di tali odorose piante che portano il nome di altrettanti personaggi famosi del passato legati alla città. Rose antiche, come quella rampicante situata nel cortiletto interno del palazzo che fu della famiglia del letterato Renato Serra, morto nella prima Guerra Mondiale. Ancora oggi, nella casa-museo di viale Carducci 29, quella pianta murale resiste con caparbietà al tempo: “la rosa – commenta lo scrittore Franco Spazzoli – si dice sia stata piantata proprio da Serra. Quel fiore doveva piacere senza dubbio alla famiglia perché la si ritrova come apparato decorativo nella cappella Serra, al cimitero monumentale”.

Altra pianta, famosa più all’estero che in Italia, è quella di alto fusto denominata “madame Alboni”,  ibridata nel 1852 da un floricoltore francese e dedicata alla cantante lirica Marietta, giunta da bambina a Cesena, di genitori romagnoli e che proprio grazie alla generosità dei cesenati poté studiare canto, unica allieva di Gioacchino Rossini. La rosa è di colore lilla e consta di 27 petali, molto larga e profumata. “L’associazione musicale ‘Alboni’ da me presieduta – spiega Bruno Benvenuti – nel 2014 ne ha fatto piantumare alcuni esemplari nel giardino pubblico, sul fianco del teatro Bonci e ha fatto realizzare un gioiello in argento dall’orefice Antonio Valducci per omaggiarne, nella manifestazione biennale intitolata alla cantante, quelle interpreti del suo repertorio. In autunno daremo luogo alla serata”.

C’è poi una rosa che unisce Italia e Brasile e porta il nome di Anita, la compagna di Garibaldi che morì nelle campagne ravennati nel 1849. La pandemia ha impedito che una delegazione brasiliana  venisse a Cesena restituendo la visita di una nostra delegazione, e per recarsi in quei Comuni emiliano-romagnoli aderenti al progetto “Due mondi e una rosa per Anita”, ideato dal Museo e Biblioteca Renzi di San Giovanni in Galilea, con l’Istituto Garibaldi-Da Vinci”, l’Instituto Cultural “Anita Garibaldi” e l’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini. E, proprio nello splendido roseto della scuola Agraria cesenate si trova il primo esemplare della rosa Anita,  non esistente in commercio, creato e donato dall’ibridatore di Castiglione di Ravenna Giulio Pantoli, scomparso nel 2018. A prendersene cura è la professoressa Liliana Ruffilli, collaboratrice dell’Azienda agraria e docente di Produzioni vegetali.

“Nel roseto – afferma- ci sono 180 varietà di rose pregiate. In maggio è possibile effettuare visite guidate e vedere la rosa di Anita, di cui la scuola detiene la proprietà, che qui ha una ragione d’essere poichè l’istituto è intitolato all’eroe dei due mondi. La varietà è caratterizzata da uno stelo di media altezza intorno al quale si sviluppano i fiori di un rosa intenso”. Lo stesso Pantoli ha anche creato un ibrido di rosa dedicandolo alla stessa Ruffilli, e una rosa ispirata alla poetessa Mariangela Gualtieri

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