Un cesenate all’inferno

Biagio Martinelli noto come Biagio da Cesena , nacque nella nostra città nel 1463. I Martinelli erano una delle maggiori famiglie della nobiltà Cesenate. Si trasferì giovane a Roma dove si laureò ed esercitò attività di avvocato e di notaio in Curia fino all’età di cinquant’anni circa quando divenne cerimoniere del Papa

Qualche anno dopo Papa Paolo III, vedendo l’affresco di Michelangelo del Giudizio universale nella cappella Sistina ormai quasi concluso, chiese al suo cerimoniere Biagio una valutazione. L’opinione di Biagio fu estremamente critica, sostenne che i nudi raffigurati erano inadatti per un luogo sacro come la cappella Sistina e che l’opera sarebbe stata più appropriata nei cessi delle osterie.

Michelangelo, profondamente risentito, si vendicò operando una vera e propria  “diffamazione a mezzo quadro” . Decise di inserire il nostro Biagio in una scena del Giudizio Universale nella parte dedicata alle anime dannate, nelle vesti del giudice infernale Minosse, con le orecchie d’asino, a simbolo di somma stupidità, e con il corpo nudo cinto da un serpente che passando da dietro sotto l’inguine gli morde il pene.

Quando Biagio si riconobbe corse dal Papa a lamentarsi. Paolo III vide, rise e disse di non essere sicuro che fosse lui, ma che non poteva farci nulla.

– “E perché, Santità?” 

– “Se t’avesse messo nel purgatorio, farei di tutto per levarti; ma nell’inferno non posso fare nulla”.

 

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