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La Chiesa di San Giuseppe Artigiano a Villachiaviche - Cesena di una volta

La Chiesa di San Giuseppe Artigiano a Villachiaviche

Ancora una volta buona domenica, care amiche e cari amici di questa Rubrica su Cesena!

Abbiamo davanti a noi un inverno difficile, cerchiamo di resistere con determinazione e la dovuta prudenza! Oggi Vi presento un altro luogo non molto conosciuto della nostra città:

 

Un’altra Chiesa di periferia (domenica scorsa abbiamo parlato di quella dedicata a San Giovanni Bono a Ponte Abbadesse) che credo interessante considerare, si trova al lato opposto della città, nella pianura che degrada verso il mare, nella zona di Villachiaviche.

Si raggiunge da via Cervese, svoltando a destra (per chi viene dal centro) subito dopo la sede del Gruppo Alpini e percorrendo la breve via Don Primo Mazzolari.

All’angolo tra via Cervese e via Mazzolari è collocata una statua in bronzo che rappresenta, a grandezza naturale, un robusto San Giuseppe che tiene orgogliosamente in mano il martello strumento del proprio lavoro di falegname, simbolo della fierezza del lavoro di artigiani e operai di cui il Santo è patrono.

Una targa sul basamento informa che si tratta di un’opera di Ilario Fioravanti, riproduzione in bronzo della stessa statua in cemento realizzata dallo stesso artista, nel 1967, in un primo tempo esposta all’esterno ed ore collocata nella cripta, per proteggerla dalle intemperie. La statua ci indica che la Chiesa (costruita intorno al 1960 su progetto dell’allora giovane architetto Ilario Fioravanti) è appunto dedicata a San Giuseppe Artigiano. E’ una parrocchia molto attiva, sia per quanto riguarda le iniziative prettamente religiose che per l’attività culturale, sociale e di assistenza a chi ha bisogno di aiuto materiale e morale.

La Chiesa è bella e accogliente, con l’abside e le pareti laterali decorate a graffiti (1962) che illustrano episodi della vita di San Giuseppe (Autore è Mirco Casaril, Venezia, 1931 – Venezia, 1993) e variopinte vetrate che narrano la storia della salvezza, dal peccato di Adamo ed Eva fino alla Chiesa di oggi.

Ma soprattutto la Chiesa assume un valore storico e culturale in quanto ha ereditato buona parte del patrimonio artistico che si trovava nella Chiesa di San Giuseppe de’ Falegnami, situata in Corso Sozzi, dove era stata costruita alla metà del 1700 su iniziativa della “Confraternita di San Giuseppe” che riuniva chi esercitava il mestiere di falegname. L’edificio antico è rimasto in corso Sozzi fino agli anni 60 del secolo scorso allorchè fu demolito dopo essere stato venduto all’adiacente Banca Popolare.

Non è possibile qui, per ragioni di spazio, elencare tutto il patrimonio (quadri, arredi, altari, reliquie, oggetti per il culto e altro) trasferito dalla prima Chiesa di San Giuseppe in quella attuale. Mi limiterò a citare le opere più significative.

All’inizio della parete destra troviamo una grande tela che rappresenta quella che comunemente è chiamata la “Madonna del cucito” perché vediamo Maria che sta cucendo mentre San Giuseppe tiene in braccio il Bambin Gesù e un Angelo porge un piatto di frutta. La tela è attribuita a Giovan Battista Razzani, il terzo pittore della triade (con Cristoforo Serra e Cristoforo Savolini) che fece di Cesena un centro pittorico notevole nel corso del 1.600. La tela fu dipinta probabilmente intorno alla metà del secolo XVII°.

In origine a forma di lunetta, le è stato aggiunto uno sfondo di grandi colonne, Colomba dello Spirito Santo e Angeli volanti che mi sembra contrasti con la scena di sobria intimità domestica rappresentata dalle figure della Sacra Famiglia, dagli oggetti di semplice uso quotidiano in primo piano (le ciabatte, il cesto da lavoro…) e dal gatto che osserva curioso e sornione.

Di fronte a questa tela, sulla parete sinistra, un’altra opera risulta dall’unione di due tele: una parte inferiore con la Sacra Famiglia, collocabile nella prima metà del 1600 e attribuita al pittore ravennate Giovan Battista Barbiani e una parte superiore costituita da monumentali architetture.

Sempre sulla parete sinistra è collocata una grande ancona che contiene una statua di Gesù dopo la quale, procedendo verso l’altare, possiamo vedere una tela con “Maria e le pie donne che vanno al Sepolcro” realizzata dal pittore Antonio Aldini di Bologna nel 1747 su commissione del canonico Gioacchino Sassi e prima posta a copertura della nicchia in cui era posto un Crocifisso ritenuto miracoloso. Quando si voleva mostrare il Crocifisso, la tela veniva fatta scendere per mezzo di carrucole ancora presenti. Ancora sulla parete destra, in una grande ancona trasferita dall’originaria Chiesa di San Giuseppe vediamo la Madonna, al centro della scena a cui Sant’Anna porge il Bambino, un Angelo in primo piano con un libro aperto e, in secondo piano, San Francesco e San Giovanni.

La tela, attribuita generalmente al pittore seicentesco Andrea Mainardi, allievo di Cristoforo Serra e pittore prediletto dal vescovo (dal 1680 al 1686) Vincenzo Orsini che verrà eletto Papa nel 1724 con il nome di Benedetto XIII, rivela apprezzabili qualità pittoriche ed è inserita in una grande ancona realizzata nel 1689 da Lelio Leli, uno dei migliori intagliatori operanti a Cesena.

Troviamo anche una bella statua che rappresenta San Giuseppe e il Bambin Gesù, realizzata nel 1774 da Francesco Calligari, il più importante scultore del ‘700 cesenate e autore della statua di Pio VI nel Palazzo del Ridotto.

Sempre sulla parete destra, è appeso quello che doveva essere l’emblema dell’antica Confraternita: un’ascia, una sega da falegname e un bastone fiorito (il miracolo che consentì a Giuseppe di sposare Maria).

In un’altra tela vediamo San Giuseppe che sembra insegnare il mestiere di falegname ad un Gesù giovinetto.

Infine, appesa sopra l’altare maggiore, l’opera più significativa e originale: un antico (1500?) Crocifisso di cui leggiamo, in un pieghevole presso la Chiesa, che: “…è denominato “Agonizzante” perché ritrae Gesù mentre spira; il volto presenta tratti molto particolari, insieme alla Croce, anche questa molto particolare per la presenza di spine e spirali bianche e blu nei bracci orizzontale e verticale.

L’opera venne scolpita da un francese, del quale non si conosce il nome e commissionata dal sig. Sebastiano Brazzi, patrizio di Cesena. Tra i documenti dell’Archivio di Stato è apparso un opuscoletto del 1752… dove si è potuto apprendere che questo Crocifisso era ritenuto Miracoloso e già nel 1684 veniva venerato e portato in processione varie volte l’anno”.

In conclusione, una Chiesa che è un luogo di arte e memoria, un’altra (e non piccola) tessera del mosaico di Bellezza e Storia della nostra città.

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Una risposta

  1. Maura ha detto:

    Veramente complimenti per queste ricerche davvero interessanti

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