Leonardo “El dì di Santa Maria mezz’agosto a Cesena“

Buon Ferragosto, care amiche e cari amici che seguite questa Rubrica iniziata nell’oramai lontano 17 marzo, in un contesto che speriamo non ritorni! In occasione della ricorrenza dell’antica Festa dell’Assunta, Vi propongo oggi un brano del mio romanzo “Il Nero e il Bianco” (recentemente edito dal “Ponte Vecchio”) in cui rievoco la visita di Leonardo all’Abbazia della Madonna del Monte, visita effettivamente avvenuta, come risulta da un appunto nel suo taccuino da viaggio: 

Grande Basilica sulla collina, mattino inoltrato

La grande fiera in onore di Maria attira ogni anno migliaia di fedeli verso l’imponente Abbazia che, sulla cima del colle Spaziano, sovrasta e protegge la città. All’interno della Chiesa, i pellegrini in processione stanno venerando l’effigie miracolosa della Beata Vergine.

Fuori, sull’ampia spianata, i mercanti espongono stoffe, spezie e cavalli, si esibiscono saltimbanchi e musici mentre qualche ladro cerca di sottrarre la borsa agli incauti, incurante della pesante scomunica. Il tumulto della festa arriva attutito nel chiostro del convento dove Leonardo sta osservando con interesse la carrucola del pozzo collocato al centro.Indossa una corta veste di colore vermiglio e regge con la mano destra un taccuino su cui, con la sinistra, traccia appunti e disegni maneggiando con abilità la piccola penna che intinge in un calamaio appoggiato sul muretto che circonda il pozzo.

Le sue mani sanno essere forti quando occorre spostare pesi e leggere quando disegnano o dipingono.

Ha già visitato la Chiesa e si è fermato davanti agli ex voto, incuriosito dalla vivacità delle scene ritratte in quelle tavolette: un campionario emozionante di sventure fissate nell’attimo cruciale del pericolo, allorchè interviene provvidenziale la Vergine salvatrice.

 

L’Abate, un uomo alto ed energico, l’ha accolto con calore e gli ha mostrato le varie attività dei monaci e le opere di ampliamento dell’Abbazia. Dopo la visita, l’ha invitato nella quiete appartata del capitolo per chiedergli consigli su come migliorare la raccolta dell’acqua piovana e costruire la grande cisterna sotto il chiostro più ampio. Leonardo ha dato preziosi consigli, poi ha chiesto di poter osservare di nuovo un particolare interessante notato in uno dei chiostri: un’ingegnosa carrucola.

Annota sul taccuino, immancabile compagno delle sue giornate, l’interessante scoperta ma la sua concentrazione è destinata ad essere interrotta.

“Finalmente vi trovo, messer Leonardo!” 

Una voce forte irrompe, una voce abituata al comando: “Da tre giorni non vi vedo, ieri vi ho fatto inutilmente cercare e oggi io stesso mi sono messo sulle vostre tracce. Siete in città da cinque giorni e pare ne abbiate già visitato ogni angolo. Tutti dicono di avervi incontrato ma sembra che in nessun luogo possiate fermarvi più di qualche momento.” Il nuovo venuto ha una corporatura bassa e muscolosa, un ampio torace e gambe forti, neri capelli, ricci e folti.

Una cicatrice attraversa la guancia sinistra della faccia larga e un poco schiacciata così da renderne ancora più torvo l’aspetto. Gli occhi emanano uno sguardo vivace ma gelido. La pelle abbronzata indica la propensione per la vita all’aria aperta e per le azioni militari. Nell’insieme esprime una possente forza fisica, un vigore feroce e brutale, da soldato che non conosce paura. Accanto a lui un giovane sui diciott’anni dall’aspetto assai diverso, tanto elegante è la sua bellezza e raffinati i suoi lineamenti, quasi femminei.

Il volto, di una regolarità perfetta, è impreziosito da occhi di un azzurro chiaro e da lunghi capelli biondi che lo fanno sembrare simile agli angeli dipinti nella cupola della Chiesa.

“Cos’avete di tanto urgente da dirmi, messer Ramiro, da non poter attendere questa sera, quando sapete che sarò a Palazzo?” chiede Leonardo con una qualche irritazione: “Conoscete la quantità degli incarichi che il Duca ha voluto assegnarmi: rafforzare le mura, farne un’esatta misurazione, offrire la mia esperienza all’Abate per rendere questo convento adatto ad accogliere il popolo in caso di bisogno. Per questo sono in continuo movimento, da un capo all’altro della città. Ditemi, dunque, cosa vi porta a cercarmi?”

“Ho un favore personale da chiedervi, Maestro. Vorrei che accoglieste presso di voi come allievo, per il periodo in cui risiederete in città, mio fratello Diego, giovane portato alle lettere e alle arti, ammiratore delle vostre opere, dotato d’ingegno ma di scarsa attitudine al mestiere delle armi.”

Queste ultime parole sono pronunciate con malcelato disprezzo.

“È un onore conoscervi, Maestro, come sarà un privilegio apprendere parte della vostra scienza o anche solo accompagnarvi nelle opere che eseguirete per il Duca” aggiunge il giovane, con un inchino.

L’aspetto elegante, le parole pronunciate con tono appropriato predispongono positivamente Leonardo: “Sono lieto di acconsentire al vostro desiderio, messer Ramiro.”

Non ha il tempo di terminare la frase che Ramiro già si allontana con un “Grazie, istruitelo a vostro piacimento” e un attimo dopo è già fuori dal chiostro. “Vi ringrazio, Maestro, vedrete che non vi arrecherò disturbo” dice Diego, come a scusarsi per il comportamento del fratello.

“È davvero strano, non ho mai visto fratelli tanto dissimili, nel corpo e, per quanto posso capire, nell’animo.”

“Siamo figli dello stesso padre ma di madri diverse e mentre io assomiglio alla mia, di nobile famiglia, Ramiro è simile a nostro padre, capitano di ventura. Cosa stavate disegnando, Maestro, quando vi abbiamo interrotto?”

“Vedo che siete desideroso di imparare e sarà per me un piacere esaudire la lodevole predisposizione alla conoscenza. Stavo annotando la forma della carrucola, il modo con cui la catena viene fatta scorrere dentro una guida, evitandone la fuoruscita. È la prima volta che vedo un sistema così semplice ed efficace. L’ingegno si manifesta anche nelle invenzioni all’apparenza poco importanti ed è utile osservare ogni oggetto in cui la mente dell’uomo si rivela: una finestra, le ruote di un carro, il modo di incanalare l’acqua… altra massima fonte di conoscenza è la natura ma di questo parleremo in altra occasione. Ora è tempo di raggiungere il refettorio e unirci ai monaci per il pranzo a cui l’Abate ha insistito perché partecipassi. Poi scenderemo in città dove altri lavori mi attendono.”

“Maestro, vi prego di rivolgervi a me con la confidenza e la severità che usereste con un figlio e permettetemi di considerare voi con il rispetto e l’amore dovuti a un padre.”

“Come desideri, mio nobile discepolo” Leonardo sorride compiaciuto della sensibilità del giovane allievo.

Più tardi, scendendo verso il piano, commenteranno ammirati la bellezza delle colline, l’imponenza delle mura e della possente Rocca che difende la città.

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