Un singolare triangolo sacro che racchiude Piazza del Popolo, “cuore” della città

Care amiche e cari amici, buona domenica! Prima di concedere a questa Rubrica una breve pausa (ci ritroveremo, se volete, domenica 6 settembre), propongo oggi alla Vostra attenzione una singolare curiosità urbanistica della nostra città:

In vari modi Cesena è stata definita: città “a somiglianza di scorpione” (nel “Pulon Matt“, poema di Autore ignoto in volgare locale del XVI° secolo), per la curiosa conformazione delle antiche mura che, ampie dalla parte del fiume Savio, si restringono fino a formare una specie di coda ricurva che ha il suo apice a Porta Santi e, ancora, la “città del Monte, Ponte, Fonte” dai tre monumenti che la caratterizzano e che hanno la particolarità di cambiare solo la lettera iniziale del nome, infine la “città dei Papi” avendo dato i natali a due Papi e avuto come Vescovi altri due futuri Papi.

Un’altra singolarità possiamo aggiungere per questa città che non finisce di stupire.

Se noi congiungiamo con una linea immaginaria, i suoi tre principali conventi: quello dei Francescani (ora Biblioteca Malatestiana), quello dei Domenicani (Chiesa di San Domenico e Scuola Media) e quello degli Agostiniani (Chiesa di Sant’Agostino e grande struttura chiusa che avrebbe dovuto diventare una Pinacoteca), se (dicevo) colleghiamo i tre conventi, ci accorgiamo di aver disegnato un triangolo.

Fin qui non c’è nulla di strano: è normale che, se si uniscono tre punti, si formi un triangolo.

La “cosa“ strana consiste nel fatto che al centro di questo virtuale triangolo c’è il “cuore“ della città, l’odierna Piazza del Popolo, un tempo Piazza Maggiore, la piazza più grande di Cesena, nei secoli teatro delle principali vicende cittadine ed il luogo su cui si affaccia il Palazzo che da secoli ospita chi la governa.

A me pare una coincidenza davvero singolare.

L’osservazione non è originale in quanto già presente nella didascalia di una mappa di Cesena riportata a pagina 22 del volume di Massimo Bottini, Sandro Civinelli e Andrea Prati: “IL SANT’AGOSTINO Storia e restuaro di un convento cesenate” (Soc. Editr. Il Ponte Vecchio Cesena 1998) che riprende una precedente osservazione di Gianluca Fusconi in “Cesena. Il convento di San Domenico“ Soc. Editr. Il Ponte Vecchio Cesena 1996).

Dunque una circostanza già pubblicata eppure rimasta nell’ombra, mai emersa all’attenzione dell’opinione pubblica cittadina come se si trattasse di una situazione di scarsa importanza.

Forse mi sbaglio ma a me, invece, pare circostanza tutt’altro che banale.

Si tratta di un semplice caso?

Può essere.

I tre conventi nacquero in circostanze diverse ma tutti intorno alla metà del secolo XIII° allorchè si diffuse un modo di vivere la Fede che andava oltre il clero tradizionale e che ebbe in San Francesco il suo interprete più importante ma vide protagonisti anche altri predicatori quali San Domenico e, nel nostro territorio, San Giovanni Bono (i cui seguaci confluirono negli Agostiniani) o il domenicano San Pietro Martire.

I Francescani si stabilirono a Cesena poco prima del 1250 e costruirono il convento e la chiesa che venne nei secoli ristrutturata e, infine, dopo un lungo degrado, demolita nel 1842 per far posto alla piazza dedicata a Maurizio Bufalini, in mezzo alla quale si erge la statua del grande medico e scienziato.

Il convento degli Agostiniani trasse origine dai seguaci di San Giovanni Bono che, alla morte del Santo (1249), si trasferirono in città dalla località di Butriolo, aderendo alla regola di Sant’Agostino. 

Alcuni anni dopo la metà del ‘200 avrebbero edificato il loro convento a cui si è aggiunta la Chiesa, la cui attuale struttura, ricostruita a metà del secolo XVIII°, si basa sul progetto del grande architetto Luigi Vanvitelli (Reggia di Caserta).

Più o meno negli stessi anni, a metà del XIII° secolo, si colloca la costruzione del convento dei Domenicani e della Chiesa, anch’essa poi ristrutturata agli inizi del ‘700 su progetto dell’architetto Francesco Zondini.

Quindi non può essere escuso un progetto di collocazione dei tre conventi secondo uno schema triangolare con al centro la piazza che, in quel tempo, doveva essere molto diversa da come la vediamo ora (venne fatta spianare agli inizi del ‘400 da Andrea Malatesta e, forse, non era ancora il centro della città ma era comunque uno spazio importante, collocato tra la Rocca Antica e l’aggregato urbano nella pianura sottostante.

Ovviamente non c’era la Fontana Masini realizzata alla fine del secolo XVI°.

Nel secolo XIII°, allorchè vengono realizzati i tre conventi con chiese annesse, non sembra esserci stato in città un potere, nè laico nè religioso, tale da ideare e imporre un tale ordine urbanistico.

Cesena era dilaniata dalle lotte intestine di alcune grandi famiglie ed anche la costituzione degli ordini religiosi in città seguì percorsi diversi.

Carlo Dolcini ne “La storia religiosa nei secoli XII-XIV” (in “STORIA DI CESENA II IL MEDIOEVO“, Cassa di Risparmio di Cesena, Bruno Ghigi Editore, Rimini, 1983) afferma che l’insediamento francescano subì evidenti ostilità e contrasti da parte dell’episcopato e del clero locale mentre più agevole fu quello dei Domenicani.

Avvenimenti quindi non regolati da uno stesso progetto.

Casualità dunque… ma anche se fosse pura casualità, come nel caso dell’immagine scorpionesca delle mura, sarebbe una singolare circostanza.

Le figure geometriche (il cerchio, l’ovale, il quadrato, il rettangolo) hanno sempre avuto un valore simbolico ma in particolare il triangolo ha sempre condensato in sè i più forti significati, presso tanti popoli e fin dalle epoche più antiche.

Presso gli Egizi, ad esempio, le piramidi avevano lati, appunto, costituiti da triangoli.

Per il mondo cattolico, il triangolo e, ad esso collegato, il numero tre, simboleggia la Trinità Divina (il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo), quindi ha un altissimo significato religioso.

Sul tre è impostato lo straordinario poema della Commedia Dantesca: tre cantiche, ciascuna di 33 canti costituiti da terzine.

In genere il triangolo ha assunto il significato di ascesa dal microcosmo al macrocosmo, quindi di purificazione verso la spiritualità e, di converso, di protezione divina verso l’umanità.

In ogni caso, una figura dai molti e potenti significati simbolici.

Mi fermo qui, non voglio inoltrarmi in un percorso che può sembrare astruso ma mi è parso opportuno richiamare l’attenzione su quella che a me sembra una circostanza molto singolare che, forse, nasconde un qualche messaggio profondo.

Quale sia il significato non saprei dire… e lascio ai lettori immaginare …

Da parte mia avanzo qualche ipotesi: forse un’ulteriore dimostrazione della spiritualità di Cesena “madre di Papi” (definizione del vescovo Carlo Bellisomi) oppure il segno della compresenza di uno spirito laico (la piazza), all’interno di una dimensione religiosa (il triangolo), oppure (ed è una speranza, tanto più in tempi come questi) il fatto che il “cuore“ di Cesena (e la comunità che in essa vive), collocato all’interno della figura geometrica che ha un così alto valore sacro, possa considerarsi favorito da una dimensione di forte protezione…

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